Gli esperti di comportamento elettorale, quella branca della scienza politica che studia cosa spinga gli elettori a votare o meno e a preferire un partito ad un altro, distinguono il voto sincero dal voto strategico.
Si tratta di voto sincero quando l’elettore vota il suo partito preferito senza curarsi come questo possa influire sull’esito delle elezioni e sulla formazione del governo, si tratta invece di voto strategico quando l’elettore, per citare Montanelli, si tura il naso, vota per quello che ritiene il male minore, per scongiurare la vittoria di un partito o una coalizione che gli sono invisi.
In tutti i recenti dibattiti su quanti voti il Generale Vannacci riuscirà a sottrarre alla Lega di Salvini, a Fratelli d’Italia, e al centro destra nel suo complesso, si sono sentite analisi piuttosto variegate che però possono essere ridotte a due argomenti fondamentali: Vannacci prende i voti di un elettorato di centro-destra non più soddisfatto del governo, indebolisce il centro-destra, e crea le condizioni per una vittoria del centro-sinistra. C’è invece chi ritiene che il Generale Vannacci prenda sì i voti della Lega di Salvini e/o del centro-destra, con cui però verrà poi a patti per scongiurare una vittoria del centro-sinistra.
Quale di queste due opzioni si concretizzerà lo vedremo l’anno prossimo.
Quel che si può dire adesso è che le conseguenze politiche di un eventuale successo elettorale del Generale Vannacci dipendono dalla natura del voto dei suoi elettori.
Se gli elettori del Generale Vannacci votassero sinceramente, non si preoccupassero del fatto che un eventuale successo elettorale del Generale Vannacci potrebbe portare il centro-sinistra al governo, potrebbero perfino rallegrarsi di una sconfitta della coalizione guidata dalla Presidente Meloni. Non solo, se avessero intenzione di votare per il Generale Vannacci e questi facesse un accordo con il centro-destra per scongiurare una vittoria del centro-sinistra, gli elettori si sentirebbero giustamente traditi e le fortune elettorali del Generale Vannacci avrebbero vita breve.
Se gli elettori del Generale Vannacci invece votassero strategicamente, voterebbero per Vannacci solo se questi facesse un accordo con il centro destra e non altrimenti, perché per l’elettore strategico di centro-destra conta la vittoria elettorale del centro-destra e non si rallegrerebbe di una vittoria del centro-sinistra.
Da quello che però si può capire dai recenti sondaggi, è assai più probabile che il voto per Vannacci sia sincero (come spiegato sopra) e in molti casi identitario. Un voto di nicchia. Non abbastanza per portare il Generale Vannacci alla Presidenza del Consiglio, ma forse sufficiente per impedire a Giorgia Meloni di tornarci.
Riccardo Pelizzo
(Professor and Acting Dean for Academic Affairs | Nazarbayev University | Graduate School of Public Policy)













