Parona chiude il Carnevale con la tradizionale Festa della Renga. Maschere in strada, bambini a casa da scuola, sole alto e clima disteso. E quest’anno, tra coriandoli e profumo di renga, c’è anche una presenza che non passa inosservata: quella del sindaco Damiano Tommasi.
Presente, sorridente, disponibile agli scatti. Una versione decisamente “carnevalesca” del primo cittadino, che qualcuno – tra una frittella e un brindisi – giura di non aver visto così spesso negli ultimi quattro anni.
“Parona chiude il Carnevale con la Festa della Renga – commenta il Sindaco, Damiano Tommasi – il sole ci assiste come è stato per il Venardi Gnocolar, e credo che la gente sia contenta di vedere le maschere in strada, i bambini e le bambine a casa da scuola. Si completa così un circuito che tiene insieme tradizione e comunità”.
Parole istituzionali, tono inclusivo, lessico da manuale della buona amministrazione. E accanto a lui buona parte della Giunta, con l’assessora alla Cultura Marta Ugolini in prima linea: “Il Carnevale di Verona trionfi ancora una volta per le strade della città. Sotto la guida della Festa della Renga, siamo felici di vivere una bellissima atmosfera di festa, allietata anche da Papà del Gnocco. L’amministrazione comunale celebra insieme ai cittadini questa tradizione straordinaria che unisce gioia, cultura e partecipazione per le famiglie e i bambini e le bambine”.
Fin qui tutto regolare. Tradizione, comunità, cultura, partecipazione: il vocabolario perfetto per una domenica di festa.
Ma tra i gazebo e le maschere c’è chi nota un dettaglio politico non secondario: mancano circa dodici mesi alle elezioni. E improvvisamente il sindaco sembra aver scoperto un’agenda fittissima di eventi pubblici, sagre, celebrazioni e ricorrenze.
Coincidenze? Forse. Spirito civico ritrovato? Possibile. Strategia elettorale? Qualcuno maliziosamente lo suggerisce.
In fondo il Carnevale è anche questo: travestimenti, sorprese, ritorni inattesi. E se per quattro anni la presenza era stata più discreta, oggi la scena è tutta per lui. Tra una renga e un sorriso, la campagna – quella vera – sembra già iniziata.
Del resto, a Verona si sa: le maschere passano, ma le urne restano.













