I segnali di miglioramento ci sono, ma non bastano. I dati del rapporto Mal’Aria di Città 2026 mostrano anche in Veneto un lento calo di alcuni indicatori della qualità dell’aria, ma il quadro resta lontano dai limiti di legge e ancora più distante dalle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per la consigliera regionale Anna Maria Bigon del Partito Democratico, il messaggio è chiaro: il problema non è locale, ma strutturale e regionale.
“Troppe città restano stabilmente fuori dai limiti di legge e troppe volte la riduzione degli inquinanti è favorita più dalle condizioni meteorologiche che dalle contromisure adottate”, sottolinea Bigon, avvertendo che senza un cambio di passo della Regione Veneto gli sforzi dei singoli Comuni rischiano di tradursi solo in disagi per i cittadini, senza benefici duraturi.
Il dibattito sulle misure di regolazione del traffico urbano – zone 30, ZTL, riduzione delle carreggiate, piste ciclabili – viene giudicato necessario e coerente con gli obiettivi ambientali. Ma, secondo la consigliera regionale, non può reggere da solo. “Chiedere di usare meno l’auto senza garantire un servizio pubblico frequente, affidabile e competitivo significa creare disagio senza produrre benefici duraturi”, avverte.
Da qui la richiesta di un massiccio investimento regionale nel trasporto pubblico locale. “Servono più mezzi e più corse, soprattutto nelle fasce serali e notturne, una reale integrazione tariffaria tra bus, filobus, treni regionali e mobilità condivisa, oltre ad abbonamenti accessibili e semplici da usare”, spiega Bigon, ribadendo che il trasporto pubblico deve diventare la scelta più comoda, non l’ultima spiaggia.
L’attenzione non può però fermarsi alla mobilità. “Il traffico veicolare è centrale, ma non è l’unico responsabile”, osserva la consigliera del Pd, richiamando il peso di riscaldamento domestico inefficiente, biomasse obsolete, emissioni industriali e logistica pesante. Su questi fronti, secondo Bigon, servono politiche regionali coordinate, controlli efficaci e incentivi concreti per accelerare la transizione energetica.
Il quadro finale è un monito politico e sanitario. Il Veneto, avverte Anna Maria Bigon, è già fuori traiettoria rispetto agli obiettivi 2030 e continua a pagare un prezzo altissimo in termini di salute pubblica. “Non possiamo permetterci di rimandare ancora”, conclude, chiedendo alla Regione di smettere di inseguire nuove infrastrutture che favoriscono l’auto privata e di investire invece con decisione in una mobilità pubblica moderna, integrata e capace di migliorare davvero la qualità della vita e dell’aria nelle città.













