Home Ambiente Legambiente – Verona resta fuori legge: 44 sforamenti di PM10 nel 2025

Legambiente – Verona resta fuori legge: 44 sforamenti di PM10 nel 2025

Condividi


Condividi

Verona migliora, ma non abbastanza. È questa la fotografia che emerge dal rapporto Mal’Aria di Città 2026, pubblicato da Legambiente, che analizza la qualità dell’aria nei capoluoghi italiani alla luce dei limiti attuali e di quelli, molto più stringenti, che entreranno in vigore dal 2030 con la nuova direttiva europea.

Nel 2025, per la prima volta dopo anni, Verona registra un calo contemporaneo di PM10, PM2,5 e NO2, insieme a una riduzione delle giornate di superamento dei limiti. Un segnale positivo, ma insufficiente: la città resta fuorilegge sul PM10, con 44 giorni oltre il limite giornaliero di 50 µg/mc, a fronte dei 35 consentiti dalla normativa vigente.

La serie storica non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Dal 2021 al 2025, Verona ha sempre superato la soglia: 51 giorni nel 2021, 59 nel 2022, 55 nel 2023, 66 nel 2024 e 44 nel 2025. Il miglioramento c’è, ma il dato resta politicamente e sanitariamente critico.

Ancora più preoccupante è lo sguardo verso il futuro. Con l’attuale andamento, Verona è già fuori traiettoria rispetto ai limiti 2030, che fissano le medie annuali a 20 µg/mc per il PM10, 10 µg/mc per il PM2,5 e 20 µg/mc per l’NO2, valori che si avvicinano – ma non coincidono ancora – alle soglie raccomandate dall’OMS, ancora più severe.

Sul punto, Legambiente Verona non usa mezzi termini. “Il 2025 ci dice che si può migliorare, ma non basta andare un po’ meglio se restiamo fuorilegge e, soprattutto, se continuiamo a considerare normali decine di giornate di aria insalubre”, afferma Andrea Gentili, presidente dell’associazione. “In queste settimane si è sollevato un gran polverone contro sensi unici, riduzioni di carreggiata e nuove piste ciclabili. Le misure danno fastidio, ma la domanda è semplice: quante giornate di sforamento vogliamo continuare ad accettare?”

Secondo Legambiente, la priorità resta una sola: ridurre davvero il traffico veicolare privato, che in ambito urbano rappresenta una delle principali fonti di pressione sulla qualità dell’aria. Seguono, per Verona, agricoltura e allevamento intensivo e il riscaldamento civile. Da qui l’appello a non contraddire gli obiettivi ambientali con scelte infrastrutturali che rendono l’auto più conveniente.

“Ridurre l’inquinamento non significa spostarlo da un quartiere all’altro, ma tagliare le emissioni complessive”, conclude Gentili. “Inseguire nuove grandi infrastrutture stradali, come la Strada di Gronda, aumenta l’attrattività dell’auto e va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi di salute pubblica”.

Il messaggio è chiaro: il 2030 non è lontano e Verona, oggi, è già in ritardo. Servono scelte coerenti, strutturali e continue, se davvero si vuole trasformare il miglioramento di un anno in un cambio di rotta duraturo.



Ti potrebbe interessare...

Ass. Benini inaugura la nuova piazzetta Bra’ Molinari: “da parcheggio a salotto urbano”

Da parcheggio a nuova piazza pedonale nel cuore della città. È stata...

A Verona tre opere di Banksy: al Museo della Radio un piccolo tesoro nascosto

Banksy continua a far parlare di sé in tutto il mondo, tra...

Conto alla rovescia al Platys: tra tre giorni al via le “CRALimpiadi”

Lo sport come leva di aggregazione e lo spirito di squadra che...

Furto di bici in centro, poi l’aggressione: arrestato 21enne marocchino

Tentato furto in pieno centro storico e reazione violenta contro gli agenti....

“Autospurgo