Calano le maschere e volano gli stracci tra il Comune di Verona e lo storico Comitato Bacanal del Gnoco. A pochi giorni dal Venardì Gnocolar, la festa simbolo del Carnevale scaligero arriva al traguardo dei 496 anni in un clima di conflittualità aperta con la giunta guidata dal sindaco Damiano Tommasi, uno strappo che – al di là dell’immediato – rischia di essere difficile da ricucire anche in futuro.
Per la prima volta nella storia recente, la tradizionale sfilata del 13 febbraio non sarà organizzata dal Bacanal. Il Comitato ha illustrato la propria posizione sabato 7 febbraio nel corso di una conferenza stampa al Museo del Carnevale in piazza San Zeno, rivendicando il ruolo storico della manifestazione e denunciando quello che definisce un vero e proprio esproprio della tradizione.
«Quest’anno il “Venardì Gnocolar” celebra con grande orgoglio ben 496 anni di storia», sottolineano dal Comitato, ricordando come l’evento rappresenti «un simbolo indiscusso della tradizione carnevalesca di Verona». Al centro della festa resta la figura del Papà del Gnoco, «custode delle tradizioni locali e portatore di sorrisi, allegria e convivialità tra le comunità». Proprio per questo, la scelta di affidare l’organizzazione della sfilata al Comitato Benefico Festa de la Renga ETS viene definita dal Bacanal «una significativa e dolorosa perdita per la nostra comunità».
Tradizione contro “copia dell’originale”
Nel mirino del Bacanal c’è soprattutto l’autorizzazione concessa dal Comune a una manifestazione che, a loro avviso, sarebbe «una copia dell’originale “Venardì Gnocolar”», perché ne riproporrebbe nome, giorno, orario, percorso e composizione. Una scelta che rischierebbe di «stravolgere tradizioni e radici» di un evento cresciuto nel tempo.
«Negli anni Sessanta – ricordano dal Comitato – era inizialmente rionale a San Zeno, con poche maschere di Verona. Poi è diventato l’evento di riferimento per il Carnevale cittadino, coinvolgendo carri e maschere dalla provincia e da tutta Italia». E citano lo storico presidente Ginetto: «In un giorno feriale paralizziamo la città».
Papà del Gnoco “in esilio” a Monteforte
Nonostante la rottura con la giunta Tommasi, il Bacanal ha annunciato che Papà del Gnoco e le maschere storiche proseguiranno le attività già avviate dal 6 gennaio, con oltre 100 uscite tra scuole, asili e case di riposo.
Il 13 febbraio, dalle 11 alle 13.30, le maschere saranno comunque presenti in piazza Erbe.
Nel pomeriggio, però, la carovana guidata dal 496° Papà del Gnoco, in sella al tradizionale musso, si sposterà a Monteforte d’Alpone, dove si terrà la celebrazione del “Venerdì Gnocolar” che darà il via al 76° Carnevalon de l’Alpon. Una trasferta definita ufficialmente dal Comitato come «un esilio», con richiami storici: il ritiro avverrà presso il Palazzo Vescovile, lo stesso luogo dove tra il 1801 e il 1805 trovò rifugio il vescovo di Verona durante l’occupazione francese.
Corradi accusa: «Boicottaggio dell’iniziativa»
A ricostruire le tappe dello scontro è il presidente del Bacanal, Valerio Corradi, che fa risalire la frattura all’Eurocarnevale 2024. «A settembre 2022 abbiamo presentato ufficialmente la proposta al sindaco e all’assessore, ricevendo a marzo 2023 una risposta positiva», spiega. Poi, però, sarebbero arrivate richieste di annullamento, una delibera di diniego e – secondo Corradi – un vero «boicottaggio dell’iniziativa».
Il presidente respinge con forza l’ipotesi di irregolarità: «Noi abbiamo presentato perizie e documentazione dettagliata; cosa ha prodotto, nel frattempo, l’amministrazione? Rimaniamo in attesa di risposte chiare e tempestive».
Ugolini replica: «Una farsesca gita»
Di segno opposto la posizione del Comune. In una nota ufficiale, Palazzo Barbieri definisce “omissiva” la ricostruzione del Bacanal e afferma di aver appreso «dalla stampa» la decisione di non partecipare alla sfilata del 13 febbraio, scelta definita autonoma.
L’amministrazione richiama inoltre l’ordinanza del Tar del Veneto del 30 gennaio 2026, secondo cui il Bacanal «non risulta titolare di alcuna legittimazione esclusiva» sull’evento, pur avendo organizzato la sfilata negli ultimi anni. Il Comune ribadisce che spetta all’ente autorizzare gli spettacoli in luogo pubblico e che il Venardì Gnocolar non può essere considerato proprietà di un singolo soggetto.
L’assessora alla cultura Marta Ugolini è netta: «L’esilio è una pena che ti allontana forzatamente dalla patria», ma in questo caso – sostiene – sarebbe stato il Bacanal a scegliere di «autocondannarsi». Parole ancora più dure quando definisce la trasferta a Monteforte «un martirio dal sapore infantile» e «una farsesca gita».
Uno scontro che va ben oltre l’edizione 2026 e che rischia di lasciare strascichi profondi nel futuro del Carnevale di Verona, dividendo istituzioni e tradizione come mai era accaduto prima.













