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Export Veneto in frenata: dazi e dollaro debole affossano le vendite negli USA

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L’export veneto rallenta. E per la prima volta dopo anni di crescita costante, la nostra regione si ritrova in controtendenza rispetto alla media nazionale. I dati dei primi nove mesi del 2025 mostrano un calo dello 0,6% delle esportazioni, mentre l’Italia complessivamente segna un +3,6%. Una frenata che costa al Veneto 360 milioni di euro, portando il totale esportato a 59,3 miliardi.

Verona e Padova tengono, Venezia e Rovigo crollano

Il quadro provinciale è tutt’altro che uniforme. Verona (+1,9%) e Padova (+1,4%) riescono ad avanzare, mentre Rovigo (-4,1%) e soprattutto Venezia (-10,2%) registrano flessioni pesanti. Un mosaico che racconta di settori molto diversi tra loro, alcuni dei quali maggiormente esposti alle tensioni internazionali.

Il nodo degli Stati Uniti: -5,9% e 317 milioni bruciati

Se il dato regionale preoccupa, quello relativo agli Stati Uniti è allarmante. Lì il Veneto perde il 5,9% rispetto al 2024: un crollo da 317 milioni di euro.
A soffrire di più sono Verona (-6,2%), Treviso (-6,9%) e, soprattutto, Belluno, che paga un drammatico -35,1%, specchio della crisi dell’occhialeria. In controtendenza solo Padova (+9,5%) e Rovigo (+2,7%).

Dietro questa frenata c’è un responsabile chiaro: i dazi americani introdotti dall’Amministrazione Trump, che hanno colpito categorie chiave del made in Veneto.

Settori cardine in ginocchio: giù elettrodomestici, occhiali, mobili

Le contrazioni più gravi interessano alcuni dei comparti simbolo della nostra manifattura:

  • Elettrodomestici: –44,5%
  • Occhialeria: –29,4%
  • Macchine agricole: –28,4%
  • Prodotti in metallo: –20,4%
  • Mobili: –16,1%
  • Gioielleria: –9%

Categorie che rappresentano una fetta rilevante dell’economia regionale e che ora si trovano a fronteggiare un doppio ostacolo: dazi e svalutazione del dollaro. Quest’ultimo, dall’inizio dell’anno, ha perso il 12% nei confronti dell’euro, rendendo più costosi i nostri prodotti negli USA.

Il rischio nel medio periodo: delocalizzazioni e trade diversion

Gli effetti delle politiche protezionistiche americane non si limitano al calo delle vendite. Gli analisti segnalano tre criticità di medio periodo:

  • Riduzione dei margini per chi continuerà a servire il mercato USA.
  • Delocalizzazione parziale delle linee produttive verso gli Stati Uniti.
  • Trade diversion, ovvero lo spostamento forzato delle esportazioni verso mercati meno redditizi.

Un mix che potrebbe indebolire strutturalmente la capacità competitiva del Veneto se il quadro non dovesse stabilizzarsi.

Un sistema manifatturiero forte, ma che chiede un Paese all’altezza

C’è però un elemento di fiducia. Il Veneto resta una delle regioni europee con la più alta concentrazione di manifatture di alta gamma, aziende che hanno già dimostrato di saper superare crisi ben peggiori. Come sottolineano gli economisti, non chiedono aiuti: chiedono un fisco equo, infrastrutture moderne, meno burocrazia.

In altre parole, un sistema Paese che smetta di essere un freno e torni a essere un acceleratore.

Perché, se la tempesta internazionale non si può controllare, la solidità del contesto interno sì. E da essa passa buona parte della capacità del Veneto di tornare a competere sui mercati globali.



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