Delusione e amarezza. È questo il sentimento espresso dal Partito Democratico di Verona dopo la decisione dell’Università di negare gli spazi all’incontro pubblico che avrebbe ospitato diversi attivisti, tra cui Greta Thunberg, Maya Issa e Simone Zambrin.
Il PD veronese ricorda come l’Ateneo scaligero sia sempre stato un luogo aperto al confronto civile, politico e religioso. Per questo la scelta di impedire l’iniziativa suscita sorpresa: secondo il partito, con un adeguato accordo tra Ateneo e promotori si sarebbe potuta evitare ogni possibile interferenza con le imminenti elezioni regionali.
“Qualunque possibile interferenza con le imminenti elezioni regionali avrebbe potuto essere agevolmente prevenuta concordando regole precise con i promotori dell’evento, evitando così l’irrigidimento su una normativa che sinceramente ha poco a che vedere con l’oggetto della conferenza” sottolinea il PD.
Il tema dell’incontro – la situazione in Palestina – viene definito di enorme rilievo e meritevole di approfondimento, come già avvenuto in passato su questioni di simile portata.
Il partito auspica che l’episodio sia solo il risultato di un fraintendimento: “Vogliamo credere che l’infelice conclusione di questo incontro sia soltanto frutto di una serie di malintesi”, si legge nella nota, con la speranza che si possa presto recuperare l’occasione mancata e che l’Università di Verona torni a confermare la sua tradizionale apertura al dialogo.
A firmare il comunicato, per il Partito Democratico di Verona, il segretario provinciale Franco Bonfante.


















