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Flash mob del M5S a Verona sulla Sanità veneta, tra “Vaffanzaia” e bara nera

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Un flash mob dal tono forte e simbolico quello messo in scena ieri dai candidati veronesi del Movimento 5 Stelle alle Regionali Veneto 2025. In zona Ponte Catena, proprio di fronte all’ospedale di Borgo Trento, gli attivisti si sono riuniti per denunciare quello che definiscono il “fallimento della sanità pubblica veneta”, arrivando a esporre una vera e propria bara per simboleggiare – dicono – il “de profundis” del sistema sanitario regionale.

Al centro della protesta, la gestione degli ultimi 24 anni di governo regionale, affidati ininterrottamente al centrodestra. I candidati M5S hanno voluto rappresentare con un gesto eclatante il disagio che, a loro dire, “i cittadini vivono oggi sulla propria pelle”, richiamando l’attenzione su liste d’attesa interminabili, pronto soccorso saturi e un crescente ricorso alla sanità privata.

🩺 “Responsabilità politica chiara: 24 anni di gestione”

Secondo i pentastellati, la riforma del Titolo V del 2001 – che ha affidato alle Regioni la gestione della sanità – rende inequivocabile la responsabilità politica del lungo declino del sistema pubblico in Veneto. Nel comunicato, denunciano:

  • un aumento imponente delle prestazioni private
  • convenzioni pubbliche insufficienti o esaurite
  • costi che ricadono “doppiamente sui cittadini” tra tasse e prestazioni a pagamento
  • un personale sanitario sottoposto a ritmi e pressioni ormai insostenibili

📉 Numeri in peggioramento: visite rinunciate e attese infinite

Il M5S cita dati che fotografano un quadro allarmante:

  • 6 milioni di italiani hanno rinunciato almeno una volta a una visita o un esame nel SSN
  • oltre 4 milioni lo hanno fatto nel 2024 a causa delle liste d’attesa (erano 2,5 milioni nel 2022)
  • più di 3 milioni hanno rinunciato per ragioni economiche

Per i candidati, si tratta di cifre che certificano “il clamoroso fallimento delle regioni nella gestione delle liste d’attesa”, a cui si somma – sostengono – una presunta mala gestione del bilancio che avrebbe lasciato la Regione in esercizio provvisorio, condizionando chi governerà nei primi mesi della prossima legislatura.

📣 Lo striscione “vaffanzaia”: “Non alla persona, ma ai tre mandati”

Uno dei punti più discussi del flash mob è stato lo striscione con la parola “vaffanzaia”, che il M5S precisa non essere rivolto alla persona dell’ex governatore, bensì ai tre mandati consecutivi con cui, a loro dire, si sarebbe determinato l’attuale quadro critico del sistema sanitario veneto.

🏥 “Il Veneto deve tornare un riferimento nazionale”

Nel loro intervento, i candidati elencano ciò che considerano le priorità per risollevare la sanità regionale:

  • piani triennali per il fabbisogno di personale
  • valorizzazione degli ospedali, soprattutto nelle aree periferiche
  • adeguamenti stipendiali per medici, infermieri e operatori
  • potenziamento dei servizi territoriali e sociali
  • abbattimento delle liste d’attesa e decongestione dei pronto soccorso

Secondo il Movimento, è necessario anche rivedere il Titolo V della Costituzione, riportando maggiori competenze sanitarie allo Stato per evitare differenze territoriali troppo marcate.

👥 I candidati presenti

Alla manifestazione erano presenti i candidati consiglieri del M5S:

Giuseppe Rea, Maura Zambon, Angelo Lodola, Bianca Squassabia, Marco Martini, Lucia Brugnoli, Mario Borrata, Pasare Anca Michaela, Francesco Zagami.

La protesta si è conclusa con la posa simbolica della “bara” nera, immagine forte che ha suscitato reazioni politiche e mediatiche e che i pentastellati rivendicano come “necessaria per far capire la gravità della situazione”.

Un’azione destinata a far discutere, soprattutto in piena campagna elettorale, e che riporta al centro del dibattito veronese uno dei temi più caldi: il futuro della sanità pubblica nel Veneto.



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