Undicesima edizione di Hostaria: il luogo dove vino e cultura si intrecciano in un connubio di sapori ed esperienze di vita che, insieme, parlano all’uomo riportandolo alla terra. Il vino quale metafora del ritorno alle origini. Un festival che, nel tempo, ha saputo rinnovarsi pur mantenendo la propria identità.
Un successo determinato anche da una formula davvero semplice ma efficace. Le aziende che, con la loro presenza, testimoniano la ricchezza di un territorio in cui la coltura della vite è simbolo di antiche tradizioni.
È però la notevole presenza di pubblico a determinarne il successo, specialmente quello più giovane. Un pubblico che si avvicina sempre più ad un prodotto che diviene non solo un brand ma anche un successo a livello locale ed internazionale. Un bere che diviene elemento di condivisione anche a livello sociale.
La Provincia di Verona è sicuramente una delle punte di diamante nella produzione vitivinicola regionale e nazionale. Ma la varietà di vini presenti consente alla nostra città di primeggiare anche a livello internazionale, trainata soprattutto dalle numerose manifestazioni legate proprio alla produzione vitivinicola.

Hostaria, pertanto, si inserisce in un alveo di eventi davvero di prestigio. Un festival che raccoglie diversi produttori locali e non solo e che per questo arricchiscono, di anno in anno, questo evento.
Numerosi le aziende e i consorzi presenti desiderosi di dare visibilità ai loro prodotti.
Tra questi il Consorzio di tutela del vino Soave che, attraverso le parole del direttore Igor Gladich, ci fornisce una chiara visione della collocazione dello stesso vino sul mercato: “Siamo molto soddisfatti della notevole affluenza di pubblico che apprezza decisamente la nostra produzione. Non dimentichiamo che il Soave ha una produzione di 50 milioni di bottiglie di cui la metà destinate all’export. È stato il primo vino bianco italiano esportato negli USA. Un vino bianco fresco e profumato, molto bevibile e longevo“.
Sempre in tema Soave abbiamo potuto apprezzare il prodotto della Cantina Guerrieri Rizzardi che ci ha descritto una realtà particolare della Provincia di Verona: “La Cantina Guerrieri Rizzardi copre, in realtà, tre tenute. La principale è quella di Bardolino dove si producono rosati e vini giovani. La seconda si trova a Negrar di Valpolicella che tratta i vini rossi più strutturati. La terza, infine, si trova nella zona del Soave. Quest’ultima produce due tipi di vini: il Cuvée XX e il Costeggiola, entrambi prodotti da uva Garganega e Chardonnay. La nostra produzione si sviluppa principalmente sul lago di Garda e a Negrar di Valpolicella dove è possibile effettuare anche delle degustazioni mentre per quanto riguarda la zona del Soave abbiamo solo vigneti”.

Tra i bianchi legati al territorio non può mancare certamente il Custoza con la presenza delle Cantine di Verona, una cooperativa che vede collaborare insieme tre cantine: la Cantina della Valpantena, la Cantina di Custoza e la Cantina dei Colli Morenici a Monzambano (MN). Un gruppo che da diversi anni è una costante presenza ad Hostaria: “Abbiamo avuto una notevole presenza di pubblico, specie nella fascia più giovane. Un pubblico che ha apprezzato il nostro prodotto, un Custoza davvero amabile, con un gusto decisamente delicato che inebria il palato”.
Verona è però soprattutto terra di vini rossi che hanno fatto conoscere il nostro territorio in tutto il mondo.
La zona della Valpolicella è certamente il fiore all’occhiello di questa produzione.

Tra le aziende presenti siamo partiti da Nepos Villae di Negrar di Valpolicella che ci ha fatto degustare un ottimo Valpolicella classico e le cui parole hanno dato corpo ad un prodotto davvero notevole: “Hostaria è una manifestazione a cui partecipiamo da diversi anni sempre con grande soddisfazione. Quest’anno c’è un pubblico più selettivo a livello di acquisti sebbene sia sempre una componente importante. In questi periodi in cui molte voci stanno demonizzando il vino credo che sia bene precisare che il buon vino è sempre sinonimo di qualità, ovvero bere il giusto ma bere bene, un aspetto che fa parte della nostra millenaria cultura. Il motto della nostra azienda è quello di bere poco ma buono”.
Tra le cantine che per la prima volta partecipano ad Hostaria abbiamo conosciuto una giovane imprenditrice titolare dell’Azienda Agricola Cristina Murari, sempre di Negrar di Valpolicella. Le sue parole evidenziano tutto l’entusiasmo per il suo lavoro: “La prima cosa che mi ha entusiasmato è quella di essere stata collocata in Cortile Mercato Vecchio. Una location più intima e contenuta e come primo anno riesco ad affrontare l’evento con maggiore serenità. La nostra azienda nasce all’ombra del Palio del Recioto.
Quest’anno non abbiamo visto molte aziende di Negrar di Valpolicella perciò ci è sembrata l’occasione giusta per farci conoscere portando i classici rossi del nostro territorio. Io, tra l’altro, sono la prima generazione della mia famiglia a vinificare in proprio le nostre uve. Sono stati anni di duro lavoro con importanti investimenti in attrezzattura per riuscire a creare un prodotto di qualità che nasce dall’utilizzo di tutte le quattro uve destinate alla produzione del vino Valpolicella: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara. Nostre produzioni di punta sono il Recioto e il Valpolicella Classico”.
Abbiamo voluto tenere per ultimo una realtà davvero unica e speciale che si occupa di mercato equo solidale. La cooperativa Le Rondini presente ad Hostaria con un progetto legato a filo diretto con Libera per un vino davvero speciale. Anche per loro si tratta di una prima volta e sono anche un po’ emozionati ma molto decisi e sicuri del progetto che stanno portando avanti come rivelano le loro parole: “Questa per noi è stata un’esperienza davvero entusiasmante perché, seppur esordienti, abbiamo notato sia una grande organizzazione sia una notevole affluenza di pubblico. Noi presentiamo vini di cooperative sociali con progetti territoriali legati alla sostenibilità ambientale. Abbiamo una cantina siciliana, Libera Terra, che lavora su terreni confiscati alle mafie. Vini prodotti sull’altipiano del Belice; biologici.
La linea di vini che abbiamo qui ad Hostaria si chiama “Centopassi”, liberamente ispirata alla nota vicenda di Peppino Impastato. Due i vini presenti, un Nero d’Avola dal significativo nome “Radioaut”. Ma anche un bianco sempre dal nome molto particolare “Ondapazza”, il nome della trasmissione che lui conduceva; un vino fresco, fruttato, semplice. Un prodotto davvero interessante per un aperitivo. Abbiamo infine un Prosecco di Valdobbiadene della cantina Perlage, una delle primissime cantine a produrre vino biologico. Un prosecco dal nome evocativo “Genesis” indicante qualcosa di nuovo diverso dall’extra brut. Prodotto dal 2016, è un vino molto secco, privo della parte zuccherina ma con un sentore di frutta fresca e un finale agrumato molto interessante”.
Un festival, a questo punto, decisamente riuscito, sia per la presenza di aziende che producono sia qualità che solidarietà. Un evento di successo visto il numeroso pubblico presente, soprattutto nella fascia più giovane che apprezza sempre più il bere di qualità. Un’edizione sempre più entusiasmante che sa raccogliere il plauso di chi lo vive da dentro ma anche da parte di coloro che lo vivono da spettatori o, semplicemente, perché amanti del buon vino.













