Incredibile falla nell’organizzazione: nessuna separazione tra le due tifoserie, note da anni per la rivalità
Mattinata di pura follia a Pisa, dove poco dopo le 11 di sabato 18 ottobre si è scatenata una vera e propria guerriglia urbana in via Piave tra tifosi dell’Hellas Verona e del Pisa. Scene di violenza, lanci di oggetti e bombe carta hanno trasformato la zona in un campo di battaglia, mentre i passanti, increduli, cercavano riparo.
Le due tifoserie – da sempre nemiche storiche – sono vanute a contatto nonostante la partita fosse in programma solo nel pomeriggio, alle ore 15 all’Arena Garibaldi.
Nessuna separazione, nessun controllo
Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di 150-200 ultras veronesi avrebbe raggiunto la stazione della città senza trovare alcuna forza dell’ordine che li aspettasse, da li si sarebbero mossi verso lo stadio imboccando via Piave, zona abitualmente frequentata dai supporter pisani. Il risultato è stato un faccia a faccia durato lunghi minuti, dove gli ultras pisani indossavano caschi e lanciavano fumogeni, evidentemente preparati a tutto, prima dell’arrivo della Polizia, che è intervenuta solo dopo che gli scontri erano già esplosi.
Una gestione della sicurezza che solleva interrogativi pesanti. In una città abituata ad accogliere partite ad alto rischio, come è stato possibile che due tifoserie notoriamente rivali non siano state tenute separate?
Il nodo sicurezza
Gli scontri di Pisa riaprono il dibattito sull’organizzazione delle trasferte e sulla capacità delle autorità di prevenire la violenza. Quando le intelligence territoriali sanno in anticipo dell’arrivo dei gruppi organizzati, la prevenzione dovrebbe essere totale, non reattiva.
Ancora una volta, la domanda resta la stessa: chi doveva vigilare e non l’ha fatto?













