Dal nostro inviato a Milano Michael Cross
Milano oggi è stata trasformata in un campo di battaglia dai sedicenti “pacifisti” del corteo pro Palestina. In piazza sono scesi con slogan e bandiere, ma quello che hanno lasciato dietro di sé sono stati solo scontri, devastazioni e feriti.
La zona della Stazione Centrale si è trasformata in un teatro di guerriglia urbana: cassonetti divelti, rifiuti sparsi, sampietrini usati come armi, cestini rovesciati e lancio di oggetti contro le forze dell’ordine. Scene che nulla hanno a che vedere con una manifestazione pacifica e che hanno richiesto un massiccio intervento della Polizia.

Il bilancio è gravissimo: 10 fermati e soprattutto 60 agenti feriti, colpiti dalle violenze di chi dice di manifestare “per la pace”. Un paradosso che fotografa bene la contraddizione di questi cortei: dietro la retorica dei diritti e della solidarietà, spesso si nasconde solo la voglia di seminare caos.
A pagare il prezzo sono sempre i cittadini: strade devastate, traffico bloccato, mezzi pubblici rallentati e un’intera città ostaggio della violenza di pochi. Milano oggi ha assistito all’ennesima dimostrazione di come i sedicenti difensori della libertà si trasformino in teppisti pronti a colpire le divise, simbolo dello Stato e della legalità.
Difficile continuare a parlare di “manifestazioni pacifiche” di fronte a scene che hanno ridotto un quartiere del centro in un campo di macerie. La pace, quella vera, non si costruisce con i sampietrini in mano e con gli agenti feriti a terra.













