Il Carnevale di Verona torna al centro delle polemiche. Dopo la decisione del Ministero della Cultura di revocare i contributi ministeriali per le edizioni 2023 e 2024 – ben 485 mila euro – il presidente del Bacanal del Gnoco, Valerio Corradi, finisce di nuovo nel mirino.
Il motivo? Nei controlli ministeriali sono emerse due figure non dichiarate all’interno dell’associazione, in contrasto con quanto previsto dal bando. Una “svista” che costa carissimo e che rischia di gettare ombre pesantissime su una delle tradizioni popolari più amate dai veronesi.
Corradi non ci sta e passa al contrattacco: “Quei soldi sono già stati spesi, noi abbiamo lavorato per la città e non possiamo fermarci. Io condannato? Ho patteggiato, la questione è chiusa. Abbiamo due avvocati già al lavoro per un nuovo ricorso” – ha dichiarato, tentando di smarcarsi dall’ennesimo scivolone burocratico e giudiziario.
Ma i dubbi restano. Dopo anni di difficoltà e polemiche, il Carnevale veronese si ritrova con i conti in rosso e un presidente che ammette di aver avuto guai giudiziari alle spalle. Le parole di Corradi non bastano a dissipare l’impressione che la macchina organizzativa sia impantanata tra carte bollate e vecchie ombre.
Nel frattempo, il Carnevale si prepara a una nuova edizione, con l’eterna promessa di rilancio. Ma senza contributi ministeriali e con la credibilità segnata, la festa rischia di trasformarsi in un palcoscenico di polemiche più che di allegria.
Il Bacanal del Gnoco, tra sfilate, coriandoli e tradizione, è ancora davvero patrimonio della città o sta diventando terreno di scontro e di scandali?













