È uno squilibrio fiscale che grida vendetta: secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, le imprese del Nordest versano ogni anno 63,4 volte in più di tasse rispetto ai colossi del web operanti in Italia.
Una sproporzione che diventa ancora più inaccettabile se si considera il recente accordo siglato al G7 in Canada, dove l’Amministrazione Trump ha ottenuto l’esenzione per le Big Tech americane dal pagamento della Global Minimum Tax (GMT), un’imposta del 15% pensata per riequilibrare il sistema fiscale globale.
“Perché le nostre Pmi devono sopportare un carico fiscale spaventoso, mentre ai colossi del web viene concesso di eludere il fisco attraverso paradisi fiscali?”, si chiede l’Ufficio studi della CGIA, senza trovare risposta.
E il peggio potrebbe arrivare ad agosto, quando entreranno in vigore i nuovi dazi al 30% sulle esportazioni UE verso gli Stati Uniti. Sommando l’effetto della svalutazione del dollaro (13,5% da inizio 2025), l’impatto reale potrebbe arrivare al 43,5%.
La stima dei danni per il Triveneto? Fino a 5,5 miliardi di euro l’anno, così ripartiti:
- 4 miliardi al Veneto,
- 1 miliardo al Friuli Venezia Giulia,
- 0,5 miliardi al Trentino Alto Adige.
Tornando al confronto fiscale, se le imprese del Nordest hanno versato oltre 13 miliardi di euro di imposte nel 2022, i colossi del settore “Websoft” ne hanno versati appena 206 milioni.
Numeri che, pur con tutti i limiti metodologici, rendono evidente il tema: in Italia le multinazionali tecnologiche continuano a godere di un trattamento di “favore” che mina la competitività delle imprese locali e la giustizia fiscale.













