Mentre la città celebra un raro esempio di unità istituzionale, con Università, Camera di Commercio, Regione Veneto, categorie economiche, e anche Comune di Verona finalmente allineati per un grande progetto di rilancio culturale e turistico, c’è chi decide di mettersi di traverso. Ed è proprio Giorgio Pasetto, presidente di Area Liberal e parte integrante della stessa maggioranza che governa Palazzo Barbieri, a firmare un comunicato che definire sprezzantemente il Museo del Vino come “un monumento all’inutilità con soldi pubblici”.
Una posizione che ha il sapore del paradosso: da un lato Pasetto siede nell’amministrazione che ha sostenuto il progetto, dall’altro lancia accuse infondate contro un’iniziativa condivisa anche da realtà con orientamenti politici molto diversi. Una convergenza rara, che dovrebbe far riflettere.
Il Museo del Vino non è una “Disneyland enologica”, come afferma polemicamente Pasetto, ma un investimento strategico da 25 milioni di euro, pensato per valorizzare una delle eccellenze del nostro territorio con strumenti innovativi e inclusivi. Un progetto che guarda al futuro, capace di generare occupazione, attrarre turismo qualificato e rafforzare l’identità culturale della provincia veronese, senza rinunciare a finalità educative e sociali.
A sorprendere è soprattutto l’accusa di clientelismo, rivolta in modo generico e senza alcun elemento concreto, proprio mentre tutti i soggetti istituzionali coinvolti – pubblici e privati – stanno lavorando con trasparenza e in sinergia per costruire un polo culturale che possa fare da modello a livello nazionale.
L’intervento di Pasetto appare quindi più come una sparata ideologica, utile forse a guadagnare qualche titolo, ma priva di senso politico. Soprattutto perché dimentica che Verona ha bisogno anche di progetti ambiziosi, capaci di farla emergere nel panorama europeo dell’enoturismo e della cultura. E che non si tratta di un’iniziativa calata dall’alto, ma fortemente voluta dai territori, con una Fondazione Muvin nata per rappresentare un nuovo paradigma nella promozione del patrimonio vitivinicolo veneto.
“Il vero museo del vino è il paesaggio rurale”, scrive Pasetto nel suo comunicato. Giusto. Ma chi ha detto il contrario? L’idea del Museo non cancella il paesaggio, lo racconta. E lo fa in modo accessibile, tecnologico, moderno.
Quello che invece risulta incomprensibile è come un rappresentante della maggioranza cittadina scelga di remare contro il suo stesso Comune, mettendo in difficoltà un progetto che potrebbe rappresentare una svolta positiva per l’intera Verona.
Verrebbe da chiedersi: Pasetto è contro il Museo, contro la sua maggioranza, o semplicemente a favore della polemica?
Canis Grandis de la Scala













