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UniCredit-Banco BPM, tensione alta: il Governo difende il Golden Power, Orcel minaccia il ritiro

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Il braccio di ferro tra UniCredit e il Governo italiano sul destino dell’OPS lanciata sull’istituto guidato da Giuseppe Castagna entra nel vivo. Dopo la lettera di chiarimenti inviata a Bruxelles, il Ministero dell’Economia e delle Finanze difende con fermezza l’intervento del Golden Power, invocando la tutela della sicurezza nazionale e del risparmio.

«Il nodo centrale è la sicurezza pubblica, un ambito di competenza nazionale che non interferisce con il regolamento europeo sulle concentrazioni» spiega il MEF, sottolineando come la fusione tra due banche italiane comporterebbe la concentrazione di centinaia di miliardi di euro in risparmi e depositi, un fattore da gestire con prudenza estrema.

Via libera condizionato
Il Governo, pur non bloccando l’operazione, ha posto precise prescrizioni, considerate “legittime e fattibili”, come l’uscita da asset in Russia, anche alla luce dell’attuale scenario geopolitico. L’ottica è quella di garantire la stabilità economica del sistema bancario italiano e la continuità operativa delle imprese italiane coinvolte in transazioni estere.

Ma da parte di Andrea Orcel, CEO di UniCredit, la risposta è secca: «Se non ci sarà chiarezza sul Golden Power, chiuderemo la questione». Il banchiere ha ribadito che le possibilità di andare avanti sono ormai sotto il 20%, e ha chiesto lumi sulle condizioni poste dal Governo: «Non possiamo interrompere i pagamenti con la Russia, perché molte imprese europee sono ancora operative».

Rilancio? No grazie
Orcel ha infine escluso ogni possibile ritocco al rialzo dell’offerta su Banco BPM: «Siamo al limite di quanto possiamo pagare. Abbiamo già riconosciuto un premio del 15-20% rispetto al prezzo pre-offerta. O si crea valore, o non ha senso».

Scenari aperti
Lo scontro ora si gioca tra sovranità economica nazionale e strategie di mercato, con l’Unione Europea sullo sfondo. Il Governo italiano, forte della legittimità costituzionale del Golden Power, difende il proprio diritto di tutelare un settore strategico. E Verona, da sempre centrale nel tessuto bancario italiano, resta a guardare con attenzione.



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