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Primo weekend senza tasse… ma 162mila veneti non se ne accorgono nemmeno

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È ufficiale: ieri, 6 giugno 2025, è scattato il Tax Freedom Day. Da oggi, teoricamente, ogni italiano lavora per sé e non più per il fisco. Una data simbolica che segna la fine dei 156 giorni (sabati e domeniche compresi) necessari, secondo la CGIA di Mestre, per pagare Irpef, Ires, Irap, Iva, addizionali, contributi previdenziali e tutte le altre imposte che finanziano lo Stato.

Ma non tutti brindano. Anzi, 162mila veneti nemmeno sanno cos’è, il giorno della liberazione fiscale. Perché? Semplice: “non pagano mai nulla”. Sono gli evasori totali, lavoratori in nero o autonomi abusivi che – dati alla mano – rappresentano una fetta tutt’altro che marginale dell’economia regionale.

Chi evade e dove si evade

Secondo l’Istat, in Italia sono quasi 2,5 milioni le persone che lavorano irregolarmente. In Veneto sono 162mila, ma i picchi si registrano in Lombardia (379.600), Lazio (319.400) e Campania (270.100). Le regioni con il tasso di irregolarità più alto? Calabria in testa col 17%, seguita da Campania (14,2%), Sicilia (13,7%) e Puglia (12,6%). La media nazionale è del 9,7%.

Perché proprio il 6 giugno?

La CGIA ha calcolato che, a fronte di un Pil stimato in 2.256 miliardi di euro, gli italiani verseranno nel 2025 circa 962,2 miliardi in tasse e contributi. Dividendo questi importi per i giorni dell’anno, si arriva al Tax Freedom Day il 6 giugno.

Pressione fiscale: record con Monti, il minimo con Berlusconi

Nel 2025 la pressione fiscale stimata è del 42,7%, in lieve aumento rispetto al 2024. Ma se considerassimo il nuovo “bonus” Irpef introdotto al posto della decontribuzione per i redditi più bassi, il peso fiscale reale scenderebbe al 42,5%.

Storicamente, il minimo fu raggiunto nel 2005 con il Governo Berlusconi, al 38,9%, mentre il massimo storico resta il 2013 con Monti e Letta, al 43,4%.

Aumenti? Sì, ma contenuti

L’aumento del prelievo fiscale negli ultimi anni è dovuto più a dinamiche economiche (come l’aumento dell’occupazione e dei salari) che a nuove tasse. Le principali strette fiscali introdotte dal governo riguardano:

  • aumenti su tabacchi, prodotti per l’infanzia e igiene femminile, cripto-attività;
  • restrizioni sulle detrazioni per ristrutturazioni;
  • limiti per i redditi alti su alcune spese detraibili.

In Europa siamo tra i più tartassati

Nel 2024, l’Italia si è piazzata sesta per pressione fiscale tra i 27 Paesi UE. Peggio di noi solo Danimarca, Francia, Belgio, Austria e Lussemburgo. Ma per una regione ad alto export come il Veneto, scontare quasi 2 punti in più della Germania e oltre 5 punti rispetto alla Spagna, significa perdere competitività. “Un handicap pesante per le nostre piccole imprese”, sottolinea la CGIA.



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