Il Veneto si conferma capofila nazionale per numero di asseverazioni, ma il tempo del Superbonus sta per finire. E i conti non tornano.
Sebbene l’incentivo sia sceso al 65% dal 1° gennaio 2025, nei primi tre mesi dell’anno i veneti hanno continuato a presentare richieste per quasi 93 milioni di euro, portando la spesa complessiva sul territorio regionale a 11,8 miliardi. Lo rileva l’Ufficio studi della CGIA, che segnala come il Veneto resti la prima regione in Italia per numero di asseverazioni depositate, con 59.846 interventi, pari al 5,7% del totale degli edifici residenziali.
Un primato che nasconde però un paradosso: la spesa media per intervento in Veneto è tra le più basse d’Italia, appena 197.017 euro per edificio, contro i 402.014 euro della Valle d’Aosta o i 306.240 euro della Liguria. Segno che, a differenza di altre zone, in Veneto si è intervenuti con maggiore razionalità ed efficienza.
Una misura che costa più di quanto promette?
Il Superbonus 110%, oggi ridotto, ha generato un impatto fortissimo sulle casse dello Stato: 126 miliardi di euro a livello nazionale. Solo il 4,1% del patrimonio edilizio italiano è stato interessato, alimentando dubbi sulla reale efficacia dell’intervento.
La Banca d’Italia ha calcolato che “i benefici ambientali del Superbonus compenserebbero i costi sostenuti dallo Stato in quasi 40 anni”, sottolineando anche che “il 25% dei lavori sarebbe stato realizzato comunque, con un aggravio inutile di almeno 45 miliardi di euro per le finanze pubbliche”. Una tesi confermata dalla Corte dei Conti, che definisce la misura “regressiva, perché ha favorito i più abbienti a scapito della collettività”.
Tanti lavori, troppi problemi
Secondo l’Istat, la misura ha contribuito alla crescita del PIL tra il 2021 e il 2022, fino al +2,6%. Ma ha anche drogato il settore edilizio: l’impennata dei costi (+20%) ha creato difficoltà per gli appalti pubblici, rallentando o bloccando molti cantieri.
Inoltre, “i tempi ristretti hanno costretto molte imprese a lavorare in fretta e male”, con il rischio che molti edifici ristrutturati col Superbonus presentino problemi strutturali a breve termine.
️ Boom e crisi di micro-imprese edili
Il boom del 110% ha generato migliaia di nuove micro-imprese, molte delle quali costituite da imprenditori improvvisati. Ma ora che gli incentivi si stanno esaurendo, queste realtà stanno sparendo, lasciando dietro di sé un settore gonfiato e ora in contrazione.
Il 2026 sarà l’anno della fine
Salvo modifiche legislative, il Superbonus terminerà definitivamente il 31 dicembre 2025. Un provvedimento che ha segnato un’epoca, ma che lascia dietro di sé molte luci e altrettante ombre.













