Dopo anni di stallo, qualcosa si muove davvero: nel 2024, la raccolta differenziata in città sale finalmente al 57%, segnando un balzo in avanti di 4 punti rispetto al 53% su cui Verona era inchiodata da quasi un decennio. Un miglioramento atteso, che ora attende la certificazione definitiva da parte di ARPAV entro novembre.
“Passare dal 53% al 57% di raccolta differenziata, compiendo un balzo in avanti e rompendo una sostanziale immobilità che si trascinava da anni, è un importante passo in avanti che ci conforta”, commenta il presidente di AMIA, Roberto Bechis. “È un primo avvicinamento agli obiettivi minimi imposti dalla Regione, che ci consentirebbero di pagare meno e avere più risorse per la città“.
La crescita si deve alla somma dei dati raccolti da AMIA e da gestori privati attivati da grandi utenze non domestiche. Ma Verona, sottolineano i tecnici, continua a produrre 60 mila tonnellate di secco l’anno, e un terzo di quel residuo è ancora plastica che potrebbe essere recuperata.
Sul fronte qualità, segnali positivi arrivano da carta, umido e vetro. Quest’ultimo ha toccato un 98% di purezza nei mesi iniziali del 2025 (era al 94% l’anno scorso), ma resta il problema della ceramica erroneamente buttata nei bidoni del vetro. Male invece la plastica, spesso “inquinata” da oggetti non conformi, come giocattoli e utensili domestici.
A pesare, ancora una volta, è il gap con il resto del Veneto: Venezia – la penultima – è al 62,9%. Verona resta quindi fanalino di coda, ma almeno ora c’è un segnale chiaro che la situazione può cambiare.
“Il 57% indica che la strada è ancora lunga, ma che la direzione è quella giusta. Rimaniamo ultimi a livello regionale ma siamo determinati a scalare questa classifica”, ha dichiarato l’assessore alla Transizione Ecologica Tommaso Ferrari. “In autunno partiranno la Quarta e la Quinta circoscrizione con il nuovo sistema di raccolta. Prima ancora toccherà all’area test del centro storico. Serve una grande collaborazione tra Comune, AMIA e cittadini se vogliamo una Verona davvero sostenibile“.
Un primo segnale, dunque, che “eppur si muove”. Ma per raggiungere gli standard europei e abbassare davvero costi e impatto ambientale, servirà un cambio di passo anche nei comportamenti quotidiani dei veronesi.













