Home Articoli In Veneto si lavora 28 giorni in più che al Sud: le ragioni dietro il divario e le conseguenze sugli stipendi

In Veneto si lavora 28 giorni in più che al Sud: le ragioni dietro il divario e le conseguenze sugli stipendi

Condividi


Condividi

Nel 2023, in Veneto si è lavorato mediamente 256 giorni contro i 228 del Sud Italia. Un divario di quasi un mese lavorativo che, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, non ha nulla a che vedere con stereotipi o pigrizia, ma con due fattori strutturali ben precisi: l’economia sommersa e la precarietà del lavoro.

Le cause reali del gap

Da un lato, nel Mezzogiorno è molto più diffuso il lavoro irregolare, che sfugge alle statistiche ufficiali. Dall’altro, il mercato occupazionale del Sud è fortemente instabile: dominano part-time involontari, stagionali nei settori turistico e agricolo, contratti discontinui. Tutto ciò comporta meno giorni di lavoro ufficiali registrati.

Le province più “stacanoviste”? Sono al Nord

Nella top ten dei territori più laboriosi spiccano:

  • Lecco (264,9 giorni)
  • Biella (264,3)
  • Vicenza (263,5)
  • Padova (263,1)
  • Treviso (262,7)

In fondo alla classifica troviamo invece:

  • Foggia (213,5 giorni)
  • Trapani (213,3)
  • Vibo Valentia (193,3)

La media nazionale si attesta a 246,1 giorni.

Più si lavora, più si guadagna (in teoria)

In Veneto, la retribuzione media giornaliera è di 95,6 euro lordi, contro i 77 euro del Sud. Il divario è del 24%. Ma attenzione: il Veneto è tra gli ultimi del Nord Italia per stipendi, perché qui mancano grandi gruppi tech, bancari e industriali che altrove alzano la media grazie a retribuzioni elevate e profili dirigenziali.

La produttività, però, resta solida: nel 2023, era superiore del 23,3% rispetto al Mezzogiorno.

Gli stipendi? Al top Milano e la via Emilia

Nel 2023, le retribuzioni medie lorde più alte sono state registrate a:

  • Milano: 34.343 euro
  • Monza-Brianza: 28.833 euro
  • Parma: 27.869 euro

Nel Veneto, la prima è Vicenza (13° posto nazionale) con 25.652 euro, seguita da Padova e Treviso.

In coda: Vibo Valentia (13.388 euro), Nuoro (14.676 euro) e Trapani (14.854 euro). La media italiana è di 23.662 euro.

Soluzione? Più contrattazione decentrata e meno tasse

Per la CGIA e anche per il CNEL, il problema dei “lavoratori poveri” non è solo il salario minimo, ma la scarsità di giornate lavorate. Serve quindi:

  • contrastare l’abuso del part-time involontario
  • diffondere la contrattazione aziendale e di secondo livello
  • tagliare l’IRPEF, soprattutto ai redditi medio-bassi
  • incentivare premi di produttività detassati

In Veneto, i dipendenti potenzialmente coinvolti nella contrattazione aziendale sarebbero tra i 600 e i 700 mila.



Ti potrebbe interessare...

Ass. Benini inaugura la nuova piazzetta Bra’ Molinari: “da parcheggio a salotto urbano”

Da parcheggio a nuova piazza pedonale nel cuore della città. È stata...

A Verona tre opere di Banksy: al Museo della Radio un piccolo tesoro nascosto

Banksy continua a far parlare di sé in tutto il mondo, tra...

Conto alla rovescia al Platys: tra tre giorni al via le “CRALimpiadi”

Lo sport come leva di aggregazione e lo spirito di squadra che...

Furto di bici in centro, poi l’aggressione: arrestato 21enne marocchino

Tentato furto in pieno centro storico e reazione violenta contro gli agenti....

“Autospurgo