Nel giorno in cui l’Assemblea dei Soci ha approvato con percentuali bulgare tutti i punti all’ordine del giorno, è impossibile non riconoscere la forza e la solidità di Banco BPM: utile netto consolidato a 1,92 miliardi di euro (+51,9%), dividendo complessivo di 1 euro per azione (+78,6%), CET1 al 15%, liquidità a 48,4 miliardi e qualità del credito in netto miglioramento.
Numeri da vera blue chip italiana, che confermano una governance efficace, una strategia coerente e una performance industriale che parla da sola. E allora viene da chiedersi: che senso avrebbe oggi aderire a un’OPS di Unicredit?
Banco BPM non solo è profittevole, ben patrimonializzata e pienamente autonoma, ma è soprattutto una banca radicata nel territorio e nel tessuto economico italiano, con il 100% degli impieghi e dei dipendenti in Italia, come ha ricordato il presidente Massimo Tononi: “Siamo una banca italiana non solo per sede legale, ma per vocazione industriale e coerenza strategica”.
Un’eventuale integrazione non solo tradirebbe lo spirito d’indipendenza che i numeri oggi giustificano e rafforzano, ma rischierebbe anche di diluire valore per azionisti e stakeholder, in un momento in cui Banco BPM sta già premiando concretamente il capitale investito e guarda avanti con un piano industriale ambizioso e sostenibile.
L’OPS di Unicredit metterebbe a rischio la prosecuzione dei risultati straordinari già ottenuti.
Il vero valore è nell’identità e nella coerenza strategica.
La vera risposta al mercato è continuare a crescere da protagonisti, non da comprimari.
Banco BPM è “troppo forte per svendersi” e troppo intelligente per farsi inglobare: la parola ora agli azionisti.













