Il governo ha esercitato il Golden Power sull’offerta lanciata da Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm, imponendo prescrizioni volte a tutelare interessi strategici nazionali. Un semaforo verde con condizioni stringenti che potrebbero minare il tentativo di scalata dell’istituto guidato da Andrea Orcel.
Le limitazioni riguarderebbero principalmente le sedi e il perimetro della cessione di sportelli: secondo le stime di Barclays, sarebbero 183 le filiali in eccesso che potrebbero dover essere dismesse. Più sfumata, invece, la possibilità di interventi diretti su personale e governance.
Un altro nodo critico sarebbe la presenza di Unicredit in Russia, su cui il governo avrebbe imposto di dismettere ogni attività.
In una nota ufficiale diffusa da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri, si legge: “Il Consiglio dei ministri ha deliberato di esercitare, a tutela di interessi strategici per la sicurezza nazionale, i poteri speciali nella forma dell’imposizione di specifiche prescrizioni, in relazione all’offerta pubblica di scambio volontaria su tutte le azioni ordinarie di Banco Bpm S.p.a. da parte di Unicredit S.p.a.”
Non si è fatta attendere la replica di Unicredit: “L’offerta è approvata con prescrizioni il cui merito non è chiaro. UniCredit si prenderà il tempo necessario per valutare la fattibilità e l’impatto delle prescrizioni sulla società, sui suoi azionisti e sull’operazione di M&A, relazionandosi, se del caso, con le autorità competenti.”
L’operazione tra i due colossi bancari potrebbe così subire uno stop, evidenziandosi come il governo Meloni abbia voluto esercitare una voce in capitolo, a tutela dei lavoratori, delle imprese e delle comunità locali.













