La sentenza del Consiglio di Stato che blocca i vincoli imposti dai Comuni sugli affitti brevi turistici segna una svolta importante per chi difende la libertà di utilizzo del proprio immobile. Le amministrazioni locali, come stabilito dalla sentenza n. 2928/2025, “non hanno competenza sulle locazioni turistiche se esercitate in forma non imprenditoriale”.
Una decisione accolta positivamente anche a Verona, dove negli ultimi dieci anni le locazioni brevi sono passate da 56 a 3.279, con quasi 1.700 annunci attivi solo nel centro storico.
“È un’opportunità per accogliere turisti, valorizzare il patrimonio e dare reddito a chi affitta in modo responsabile. Vero, servono regole, ma si deve trattare sui numeri” dichiara Edoardo Nestori, presidente dell’Associazione Locatori Turistici Veneto, che invita a non criminalizzare il settore. “Bisogna trovare un equilibrio tra l’accoglienza e il diritto all’abitare, senza bloccare un’attività che porta benefici economici diffusi, soprattutto nelle città d’arte come Verona.”
Anche la CGIA di Mestre lo conferma: a livello nazionale, tra 2014 e 2024 le strutture extra-alberghiere sono aumentate ovunque, e i Comuni che hanno tentato di porre freni si sono spesso scontrati con ricorsi e contenziosi. A farne le spese, in molti casi, sono stati i piccoli proprietari.
Il Consiglio di Stato ha chiarito che non si può chiedere ulteriori documentazioni né imporre divieti oltre quanto previsto dalla legge statale o regionale. Per questo cresce la richiesta, da parte anche degli operatori del settore, di una norma nazionale chiara, che tuteli i residenti ma senza penalizzare chi gestisce in modo serio e regolare una locazione breve.
“Regolamentare sì, ma non bloccare: altrimenti si favorisce l’illegalità e si toglie competitività al nostro turismo” è l’appello che arriva da più parti. E a Verona, dove il turismo rappresenta una voce essenziale dell’economia locale, il tema è più attuale che mai.













