Nel cuore di Verona, Veronafiere rappresenta non solo un’eccellenza nel comparto fieristico nazionale e internazionale, ma anche un modello di riferimento in termini di sostenibilità e attenzione ai criteri ESG. In tale senso, la Spa scaligera ha fatto da capofila rispetto a tutte le altre società fieristiche dotandosi per prima del SI (Sustainable Impact) Rating e del bilancio di sostenibilità di gruppo.
Rispetto a tali eccellenze, il CdA di Veronafiere in scadenza di mandato è composto da 7 uomini: un’anomalia (per usare un eufemismo) rispetto al principio essenziale della parità di genere effettivamente attuato da anni nei criteri di selezione del personale e dei collaboratori.
Per questo motivo, il prossimo Consiglio di amministrazione – attualmente in fase di rinnovo – dovrà prevedere necessariamente la presenza femminile.
Ciò, quantomeno, per non rimanere nel paradosso che la società fieristica che guida nel comparto italiano le pratiche più avanzate in termini ambientali, sociali e di governance, rischi di rimanere ancorata a uno schema arretrato nella composizione del proprio organo decisionale.
Da Statuto, i tre soci principali con quote in doppia cifra – Comune di Verona, Fondazione Cariverona e Camera di Commercio di Verona – possono esprimere due nomi ciascuno nel prossimo CdA. La richiesta che emerge con forza è una: per tali soci, almeno uno di questi due nomi sia una donna.
In un contesto economico e sociale che chiede con sempre maggiore insistenza una rappresentanza equa e inclusiva, il CdA di Veronafiere non può permettersi il lusso di restare indietro. Non solo per ragioni etiche, ma anche per coerenza con il proprio posizionamento strategico e i valori che promuove ogni giorno nei suoi eventi.
Serve coraggio e responsabilità da parte dei soci.
Ora la palla passa ai soggetti chiamati a scegliere. E Verona guarda con attenzione.













