Pasqua si avvicina, ma in laboratorio c’è aria di emergenza: in Veneto manca il 67,6% della forza lavoro nel settore dolciario. È questa la fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Confartigianato, che lancia l’allarme alla vigilia di uno dei momenti clou per pasticcerie e forni artigianali.
La regione conta 3.504 imprese dolciarie, di cui oltre il 79% artigiane. Solo nel 2024 servirebbero 2.720 nuovi addetti, ma 1.840 sono ancora introvabili. Eppure il Veneto è al top nella produzione dolciaria artigianale del Nordest, con 403 specialità riconosciute (pari al 7,1% nazionale).
Il problema? La carenza di personale specializzato. “Il lavoro nel comparto dolciario prevede orari e turni che spesso sono mal digeriti dai ragazzi che vorrebbero conciliare meglio i tempi di vita con quelli del lavoro”, spiega Cristiano Gaggion, presidente della categoria dolciari di Confartigianato Alimentaristi. “Il rischio è dover ricorrere a semilavorati per garantire il prodotto”.
Un’eventualità che gli artigiani vogliono evitare a ogni costo: “Stiamo cercando di scongiurare una deriva che snaturerebbe l’identità stessa del nostro lavoro”, aggiunge Gaggion, che però riconosce come le scuole professionali continuino ad attrarre giovani. Il problema è trattenerli dopo il diploma.
Intanto, i costi delle materie prime volano: +68,3% per il cacao, +88,5% per il caffè, +19,2% per il burro. L’energia rincara del 10,4% rispetto al 2024. E anche al banco del consumatore i rincari si fanno sentire.
Ma il settore resiste, anche grazie al legame di fiducia tra artigiani e territorio. “Chi sceglie una focaccia artigianale sceglie di portare in tavola una storia”, ricorda Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. “Dobbiamo rafforzare il rapporto con le scuole e comunicare il valore del nostro lavoro. L’artigiano crea la qualità che fa la differenza”.













