La reazione ai dazi al 20% imposti tra Unione Europea e Stati Uniti non deve tradursi in una guerra commerciale. A sostenerlo è Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento Europeo, che punta il dito contro l’approccio adottato da Bruxelles in questi anni.
“Anziché pensare a ritorsioni, vendette o guerre commerciali che non porterebbero alcun beneficio o risultato concreto, l’Europa inizi a cancellare vincoli, divieti, regolamenti, Green Deal e tutte le ecofollie che ha portato avanti in questi anni”, afferma Borchia, che definisce la linea seguita dalla Commissione Europea “un estremismo della sinistra e del green a ogni costo”.
“E tutti quelli che oggi si dicono preoccupati, dov’erano quando in Ue veniva approvato il Green Deal che ha messo in ginocchio intere categorie?”, attacca l’eurodeputato leghista, sostenendo che le imprese italiane ed europee “da tempo cercano risposte da Bruxelles, che ha sempre ignorato le loro grida d’allarme.”
Per Borchia, la priorità è ora “tutelare l’interesse nazionale” e riformare radicalmente il modello europeo: “Prima di imbarcarsi in spericolate crociate contro gli USA, l’Ue inizi a togliere burocrazia, limiti e imposizioni che stanno soffocando aziende, lavoratori e famiglie.”
Una posizione netta che apre un nuovo fronte di dibattito sulle politiche commerciali ed economiche dell’Europa, proprio mentre le imprese italiane – come quelle veronesi – iniziano a fare i conti con l’impatto concreto delle nuove tariffe.













