Non bastavano i 2,5 miliardi di euro di imposte ambientali che ogni anno le imprese del Veneto versano allo Stato e agli enti locali. Ora, dal 2025, dovranno anche stipulare obbligatoriamente una polizza assicurativa contro le calamità naturali come alluvioni, terremoti, frane ed esondazioni.
Una vera e propria stangata che fa discutere. Anche se il governo ha cercato di metterci una pezza, il regolamento attuativo pubblicato a fine febbraio in Gazzetta Ufficiale non lascia dubbi: la copertura assicurativa sarà obbligatoria per tutte le imprese. E questo significa che molte realtà economiche si troveranno a pagare due volte per la protezione ambientale: una volta con le tasse, un’altra con i premi assicurativi.
“È vero che i rimborsi statali in caso di calamità arrivano spesso tardi, quando le attività colpite hanno già chiuso. Con le assicurazioni, gli aiuti sarebbero più veloci”, ammette CGIA di Mestre, ma aggiunge: “Serve però una riduzione parallela delle imposte ambientali. Altrimenti le imprese non ce la faranno a reggere il doppio costo”.
Il paradosso veneto
Il tutto suona ancora più paradossale in una regione come il Veneto, dove dopo la devastante alluvione del 2010, Regione, consorzi di bonifica ed enti locali hanno investito massicciamente nella messa in sicurezza del territorio. “A differenza di altre regioni come Toscana ed Emilia-Romagna, qui il rischio è stato sensibilmente ridotto”, sottolinea la CGIA. Ma nonostante gli sforzi e i risultati, la tassa e la polizza arrivano comunque.
E intanto le imposte ambientali continuano a crescere, soprattutto a livello locale. Negli ultimi due-tre anni molti Comuni le hanno aumentate per far quadrare i bilanci. Uno scenario che rischia di diventare insostenibile.
Stato arretra, privati avanzano
C’è poi una riflessione più ampia. “Negli ultimi 25 anni abbiamo visto un progressivo arretramento dello Stato dai settori chiave come previdenza, sicurezza, sanità. Ora anche dalla protezione ambientale”, denuncia la CGIA. “Se questa è la scelta, legittima ma discutibile, allora le tasse che paghiamo per quei servizi devono diminuire”. Invece, succede il contrario.
Italia tra i più tartassati d’Europa
Nel 2023, il gettito delle imposte ambientali in Italia – tra famiglie e imprese – ha toccato quota 54,2 miliardi di euro, seconda in Europa solo alla Germania (71,4 miliardi). E se guardiamo al rapporto tra tasse ambientali e PIL, l’Italia si piazza all’ottavo posto con il 2,6%, ben sopra a Francia (1,8%), Germania (1,7%) e Spagna (1,6%). La media UE si ferma al 2%.
Morale della storia: meno servizi pubblici, più privatizzazioni e nessuna riduzione delle tasse. Una direzione che pesa sulle spalle di famiglie e imprese, soprattutto venete, che da anni fanno la loro parte per la sicurezza ambientale del territorio.













