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Sanità: il Veneto al primo posto in Italia, Zaia esulta

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La sanità veneta si conferma un’eccellenza assoluta a livello nazionale. Lo ha certificato il Ministero della Salute, che nelle sue “pagelle” annuali ha attribuito alla Regione un punteggio di 287,1, posizionandola in vetta alla classifica delle sanità regionali italiane.

Il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha espresso grande soddisfazione per il risultato, sottolineando l’importanza di questo riconoscimento: “È la conferma positiva del grande lavoro portato avanti in questi anni. Il mio ringraziamento va a tutti i professionisti che lo hanno reso possibile: medici, infermieri, operatori, tecnici e personale amministrativo”.

Uno degli aspetti più rilevanti del report ministeriale è il primato del Veneto nella sanità distrettuale, con un punteggio di 95,6, dimostrando l’efficacia della strategia di deospedalizzazione e dell’integrazione ospedale-territorio. Ottimi risultati sono stati raggiunti anche nella prevenzione, con un punteggio di 97,5, grazie all’efficacia degli screening che garantiscono diagnosi precoci e cure più tempestive.

Zaia ha inoltre evidenziato il costante impegno della Regione nell’abbattimento delle liste d’attesa, per cui sono stati stanziati 48 milioni di euro nel 2024, quasi il doppio rispetto ai 27 milioni del 2023, e altrettanti sono previsti per il 2025. “Continueremo ogni azione possibile per garantire e rafforzare il livello raggiunto, investendo ogni anno 70 milioni di euro in macchinari di ultima generazione”, ha dichiarato il Governatore.

Il primato del Veneto si inserisce in un quadro di miglioramento generale rispetto ai dati del 2022, a dimostrazione che la regione ha saputo superare le difficoltà post-pandemia senza intaccare la qualità del servizio e mantenendo l’equilibrio di bilancio, senza ricorrere a manovre straordinarie.

Zaia ha infine lanciato un messaggio chiaro sul tema dell’autonomia regionale, sottolineando come il risultato raggiunto dimostri l’efficacia della gestione autonoma del sistema sanitario: “La sanità è già affidata per circa il 90% all’autonomia regionale disponibile nell’attuale ordinamento. Questo traguardo indica quali orizzonti si aprirebbero con ulteriori forme di autonomia differenziata”.



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