La battaglia finanziaria tra UniCredit e Banco BPM si accende ulteriormente. Dopo il comunicato diffuso ieri da UniCredit, il gruppo guidato da Giuseppe Castagna ha ritenuto necessario rispondere con puntualizzazioni dettagliate, accusando l’istituto milanese di aver fornito al mercato informazioni “decettive” in merito all’Offerta Pubblica di Scambio volontaria totalitaria lanciata da UniCredit sulle azioni ordinarie di Banco BPM.
Il comunicato di Banco BPM, diffuso oggi da Milano, si apre con un chiarimento fondamentale: l’Assemblea ordinaria convocata per il prossimo 28 febbraio 2025 sarà chiamata a deliberare sull’aumento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’Offerta su Anima Holding a 7 euro per azione e sulla facoltà del Consiglio di Amministrazione di rinunciare, in tutto o in parte, a una o più condizioni di efficacia dell’Offerta. Una scelta che, secondo Banco BPM, mira a “riappropriarsi della normale flessibilità operativa” in un contesto reso complesso proprio dall’OPS di UniCredit.
La replica di Banco BPM arriva dopo che UniCredit, a mercati aperti, ha diffuso supposizioni e stime che, a detta del gruppo scaligero, “presentano una rappresentazione errata e fuorviante”. Banco BPM sottolinea come l’eventuale approvazione della delibera assembleare non comporterà di per sé alcuna rinuncia al regime del Danish Compromise – regime regolamentare favorevole applicato alla partecipazione in Anima – già in vigore tramite Banco BPM Vita.
“Ogni valutazione relativa alla conferma dell’applicazione del Danish Compromise spetta alle Autorità competenti, e Banco BPM Vita comunicherà tempestivamente al mercato qualsiasi decisione in merito” precisa il gruppo, accusando UniCredit di aver insinuato dubbi infondati sulla probabilità di mantenimento di tale regime.
La difesa del CET1 ratio
Uno dei punti più contestati riguarda l’impatto dell’acquisizione di Anima sul CET1 ratio di Banco BPM. UniCredit ha messo in dubbio la sostenibilità del target di Banco BPM, ipotizzando un’erosione immediata del capitale. Ma Banco BPM risponde secco: “Il nostro CET1 ratio resterà superiore al 13%, anche in caso di mancata applicazione del Danish Compromise e includendo un payout all’80% per gli azionisti”.
Secondo Banco BPM, UniCredit ha utilizzato un dato di partenza errato – 15,00% anziché 15,05% – per calcolare l’impatto sul CET1, alterando così i risultati. Inoltre, le cosiddette regulatory headwinds (venti contrari regolamentari) indicate da UniCredit come fattori di erosione del capitale sarebbero, in realtà, già state considerate e mitigate da Banco BPM tramite azioni di capital management.
“Stupisce che UniCredit sollevi dubbi sul nostro CET1 ratio senza chiarire l’impatto dei propri investimenti, come quelli in Commerzbank e Generali, o dei rischi legati all’esposizione in Russia, stimati fino a 55 punti base nonostante gli accantonamenti” aggiunge Banco BPM, evidenziando che il requisito minimo regolamentare di CET1 per Banco BPM all’1 gennaio 2025 è del 9,18%, inferiore al 10,27% richiesto a UniCredit.
Anima Holding e la strategia di Banco BPM
Il gruppo difende con decisione l’operazione su Anima Holding, definendola strategica per completare il proprio modello di business, già integrato con il bancassurance Vita, il credito al consumo e la monetica. “Contrariamente a quanto sostenuto da UniCredit, l’investimento in Anima supera il 13% di ritorno, ben oltre l’11% dichiarato” ribadisce Banco BPM.
Infine, l’accusa più tagliente: secondo Banco BPM, UniCredit ha basato la propria OPS su un prezzo che esclude non solo l’effetto dell’integrazione di Anima, ma anche gli investimenti e i risultati ottenuti da Banco BPM negli ultimi mesi, come l’ingresso in Banca MPS.
“Proseguiremo con l’esecuzione del nostro Piano Industriale e dell’Offerta su Anima, convinti che porteranno valore ai nostri azionisti” conclude Banco BPM, non nascondendo la preoccupazione per la strategia comunicativa di UniCredit, che “insinua dubbi sulla nostra Offerta senza chiarire le proprie reali intenzioni”.













