Il centrodestra si prepara a una sfida interna accesa in vista delle elezioni regionali del Veneto, in programma quest’anno. I principali partiti della coalizione, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, rivendicano tutti la presidenza, alimentando tensioni e incertezze su chi guiderà la squadra verso la conquista della regione.
Lega: il nodo del terzo mandato di Luca Zaia e l’aut aut
La Lega è spaccata: l’ala zaiana punta ancora sul presidente uscente Luca Zaia, figura amatissima sul territorio e considerata un vero e proprio simbolo di stabilità e buon governo. Tuttavia, c’è un ostacolo significativo: la legge regionale vigente limita i presidenti a due mandati consecutivi, e Zaia li ha già completati (oltre al terzo, svolto prima dell’entrata in vigore della legge). Per consentirgli di candidarsi nuovamente, sarebbe necessaria una modifica normativa, che però non trova supporto a Roma dagli altri partiti della coalizione (e forse neppure da Salvini…).
Poi c’è l’altra ala della Lega, fedele a Salvini, che punta sul leader veneto del Carroccio, Alberto Stefani.
Le ultime dichiarazioni dei leghisti veneti, Zaia in primis, sembrano lanciare un aut aut agli alleati: “o presidenza Lega o corriamo da soli”.
Il gioco si fa duro e le ultime dichiarazioni segnano un clima di guerra con Forza Italia e Fratelli d’Italia (e dentro la Lega).
Forza Italia: il ritorno di Flavio Tosi
Tra le fila di Forza Italia torna alla ribalta Flavio Tosi, già sindaco di Verona e volto noto della politica veneta. L’ex leghista, attualmente parlamentare europeo, si è detto pronto a raccogliere la sfida della presidenza:
“Il Veneto ha bisogno di un cambio di passo e di un governo che dia priorità a infrastrutture, lavoro e politiche sociali. Sono pronto a dare il mio contributo.”
La candidatura di Tosi – sorretta a più riprese a Roma dal coordinatore azzurro Tajani – segnerebbe un tentativo di rilancio per Forza Italia, che punta a ritagliarsi un ruolo di primo piano all’interno della coalizione, dopo anni in cui la leadership è stata dominata dalla Lega.
C’è, peraltro, chi giura che Tosi chiederebbe la Regione ma, in realtà, punterebbe nuovamente su Verona, la città che ha amministrato per dieci anni e che sogna di tornare a reggere fra due anni e mezzo nel post Tommasi.
Fratelli d’Italia: candidature multiple in campo
Fratelli d’Italia, forte della sua crescita a livello nazionale, primo partito a Verona ed in Veneto con percentuali bulgare, ritiene la Presidenza della Regione scontata. I voti parlano da soli (come sempre in politica) ma manca ancora una figura unitaria che sappia unire le varie anime del partito: tra i nomi in circolazione spiccano quello della campionessa di preferenze e parlamentare europea Elena Donazzan, del coordinatore regionale Luca De Carlo, ma anche di altri outsider, forse anche veronesi.
A Verona, peraltro, il partito vive una stagione particolare, da un lato forte del carisma e dei consensi della leader nazionale Giorgia Meloni che trascina un buon attivismo della pattuglia di parlamentari scaligeri, dall’altro lato debolissimo in Comune dove i 3 consiglieri non brillano certo di iniziative, proposte, attività, a dispetto, peraltro, dei numerosi rappresentanti nelle circoscrizioni che agiscono con entusiasmo e determinazione.
Uno scenario incerto
La competizione tra i partiti del centrodestra, che tradizionalmente si presenta compatto in Veneto, apre uno scenario di grande incertezza. L’attuale fase litigiosa, con gli annunci di corse solitarie, rischia di frammentare il consenso e favorire una coalizione avversaria.
Riusciranno Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia a trovare un accordo su un candidato unico o vedremo una sfida fratricida? Il tempo stringe, e le decisioni da prendere saranno cruciali per il futuro politico del Veneto (e di Verona).
Canis Grandis de la Scala













