Una vicenda che si è trascinata per anni e che finalmente vede la parola “fine”. Una parola fine che dà ragione al Comune di Garda, ne mette nero su bianco la correttezza e respinge le richieste milionarie di risarcimento danni avanzate dal fallimento della società che ormai 18 anni prese l’incarico di costruire sul territorio gardesano una piscina, il Gardacqua.
Secondo il Tribunale di Verona nessun risarcimento è dovuto (11 milioni e 600 mila euro l’ammontare di quello richiesto). L’amministrazione si è comportata in modo esente da colpa sia nella forma che nella sostanza.
“Sono molto felice di poter leggere oggi questa sentenza – spiega il Sindaco di Garda Davide Bendinelli -. Il Comune è stato completamento assolto perché non responsabile mentre il privato è stato condannato alla rifusione delle spese legali per una cifra di 70 mila euro. Tutto questo oggi ci mette nelle condizioni di pensare al futuro dell’impianto e del territorio in maniera chiara”.
Questa la cronistoria della vicenda.
Nel 2005 il Comune di Garda decise di realizzare una piscina pubblica. Scelse di farlo, dopo aver ricevuto in questo senso una proposta da parte della società Atzwanger (impresa primaria del settore), con il procedimento della finanza di progetto.
In termini pratici questo significa che la società Garda Acquapark srl (partecipata al 98% da Atzwanger) avrebbe investito la somma necessaria per la costruzione dell’impianto e in cambio ne avrebbe avuto la gestione per un congruo numero di anni. 28 quelli che vennero stabiliti come necessari per l’ammortamento.
La piscina inaugurò nel 2008.
Nel 2013, però, la ditta si dimostrò inadeguata nella gestione.
Gli ingressi, e quindi le entrate, si erano rivelati inferiori alle aspettative. A quel punto il Comune si rese disponibile a rinegoziare l’accordo ma la scelta della ditta fu quella di chiudere l’impianto e dichiarare il fallimento.
Il Comune allora invitò la banca finanziatrice e la procedura fallimentare a designare un nuovo soggetto che potesse subentrare nella gestione della piscina e con i risultati riuscisse a rimborsare i finanziamenti ricevuti. Possibilità concessa proprio dalla disciplina della finanza di progetto.
L’invito non venne accolto, il Comune rientrò in possesso dell’impianto e dopo un anno di chiusura ne affidò la gestione ad un altro soggetto.
A quel punto il Fallimento promosse un’azione giudiziaria contro il Comune di Garda per arricchimento senza causa con la richiesta di condanna dell’amministrazione comunale al pagamento del costo dell’opera. La richiesta ammontava a oltre 11 milioni e 600 mila euro. L’arricchimento senza causa sarebbe derivato al Comune dalla restituzione anticipata dell’impianto.
Una vicenda che ha avuto il suo epilogo nelle ultime ore con la sentenza del Tribunale di Verona che vi ha messo sopra la parola fine dando ragione al Comune sotto tutti i profili.
“La materia della finanza di progetto -conclude Bendinelli- è per certi versi nuova e non risultano precedenti in materia. Abbiamo fatto, come si dice, giurisprudenza. Il Tribunale di Verona ha precisato che con il procedimento della finanza di progetto non c’è alcun obbligo nell’amministrazione di corrispondere un prezzo d’appalto, dovendo solo garantire la possibilità dello svolgimento del servizio. È il privato che ha il rischio d’impresa. E così come incassa gli utili se le cose vanno bene, così si deve assumere il rischio delle predite. È ora di finirla di privatizzare gli utili e socializzare le perdite”.
Il Fallimento, nel suo atto giudiziario, aveva cercato poi di imputare al Comune errori nella valutazione della fattibilità dell’opera e della convenienza della gestione.
Anche sotto questo aspetto il Tribunale ha chiarito però che nessuna responsabilità possa essergli attribuita.
Tutto il progetto, infatti, sia dal punto di vista tecnico che della sostenibilità economica era stato redatto e presentato per l’approvazione esclusivamente da parte della società Atzwanger, la sola a doversi ritenere responsabile per eventuali inadeguatezze.













