Per la congiuntura economica incerta dovuta allo scenario internazionale compromesso dalla guerra, dalle tensioni geopolitiche, dall’aumento dei costi dell’energia e dalle difficoltà di approvvigionamento di materie prime e semilavorati la situazione del mercato del lavoro scaligero a fine 2022 subisce un rallentamento rispetto a quanto registrato nel corso dell’ultimo biennio. “Al momento, la domanda di lavoro nel suo insieme continua comunque a rimanere al di sopra dei livelli del periodo pre-pandemico. Il tasso di disoccupazione veronese resta sotto il 5% (4.7%)”, a riportare i dati Giampaolo Veghini, Segretario Cisl Verona, come da consueto report di fine anno.
Dal punto di vista dei settori: la dinamica positiva osservata nel lavoro dipendente risulta ancora fortemente trainata dal terziario (oltre 58mila posizioni di lavoro in più rispetto a giugno 2008) con una crescita costante e particolarmente marcata nei servizi alla persona (oltre 20mila posizioni di lavoro) e nell’ambito dell’ingrosso e logistica (+11mila). “L’insieme delle attività afferenti al comparto del “commercio e tempo-libero”, che include i servizi turistici, mostrano un nuovo, leggero, rafforzamento dopo la pesante flessione registrata con la pandemia ed arrivano ad un bilancio complessivo che si attesta attorno alle +15mila unità”, sottolinea il segretario provinciale.
C’è stato il doppio fenomeno dell’espansione delle dimissioni e la crescita dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel corso degli ultimi anni e deve essere associata ad una sorta di avvicendamento nelle posizioni di lavoro, con il passaggio da un’occupazione all’altra spesso immediato.
Non ultimo due elementi: gli effetti delle dinamiche demografiche e l’apporto dei flussi migratori sulla popolazione in età lavorativa. “Nel corso degli ultimi vent’anni, anche in provincia di Verona, la sostanziale tenuta della popolazione in età lavorativa è stata assicurata dal progressivo rafforzamento della popolazione straniera – spiega Veghini -. Lo scenario che si intravede per i prossimi anni porta ad ipotizzare sia un ulteriore assottigliamento delle coorti più giovani della popolazione e di conseguenza un nuovo allargamento di quelle più anziane, che il venir meno di una rilevante fetta di popolazione in età lavorativa. Per quanto riguarda la fascia d’età 15-64 anni, considerando le previsioni riferite allo scenario mediano per il 2030, è possibile ipotizzare una riduzione di oltre 15mila residenti (italiani e stranieri) nel complessivo contesto provinciale”.













