L’Assemblea dei Soci di Veronafiere ha dato il via libera al nuovo assetto della governance della Spa di Viale del Lavoro, come proposto dal Consiglio di Amministrazione. A Maurizio Danese, nominato amministratore delegato, già ai vertici della Fiera e presidente di AEFI, il CdA ha deciso di ampliare le deleghe, rinunciando alla nomina di un nuovo direttore generale.
Nel corso dell’Assemblea sono stati illustrati anche il piano di razionalizzazione delle società del gruppo, che ha l’obiettivo di snellire la gestione, renderla più efficiente accorciando la linea decisionale garantendo al contempo maggiore efficacia dei costi, e il nuovo assetto organizzativo interno. Quest’ultimo prevede l’ingresso di due nuove figure dirigenziali che opereranno in stretto contatto con l’amministratore delegato, una delle quali proveniente da una società interamente di proprietà del Gruppo e che sarà assorbita da Veronafiere nel corso del 2023.
“In questi mesi abbiamo lavorato intensamente su diversi fronti: dall’organizzazione di fiere ed eventi in Italia e all’estero, alla riorganizzazione del Gruppo Veronafiere – sottolinea il presidente di Veronafiere Federico Bricolo -. È stato un anno complesso ma la crisi non ha piegato la volontà di ricominciare. Lo dimostra l’andamento positivo delle rassegne realizzate nel 2022, da Vinitaly a Marmomac, da Fieragricola a Fieracavalli e ArtVerona, che sono uno dei motori dell’economia cittadina, regionale e nazionale. Per proseguire in questo percorso virtuoso è fondamentale il coinvolgimento di tutti gli stakeholder con i quali abbiamo costruito in questi mesi un dialogo e una collaborazione importanti, così come col nuovo governo”.
“Veronafiere è tornata a generare fatturato e indotto in modo significativo. Complessivamente, siamo riusciti a organizzare 49 fiere ed eventi, di cui 35 in Italia e 14 all’estero in 9 Paesi, e 250 convegni – evidenzia Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere -. Ciononostante, scontiamo l’impatto di alcuni fattori esogeni significativi. Il primo, relativo ai costi aggiuntivi che abbiamo dovuto sostenere per lo spostamento di rassegne importanti. Il secondo riguarda i costi crescenti che abbiamo dovuto assorbire direttamente. Siamo ottimisti sia perché le imprese hanno dimostrato grande fiducia nel sistema fieristico e nella sua capacità di restituire fatturato all’investimento, sia per la progettualità che stiamo mettendo nel delineare il nuovo volto della Fiera di Verona. L’obiettivo è arrivare al 2024 con una struttura sempre più competitiva e pronta a cogliere tutte le possibili alleanze per garantirne lo sviluppo internazionale”.













