Stanno facendo discutere le nuove nomine del Cda di Veronafiere avvenuta il 17 maggio durante l’assemblea dei soci. In prima battuta a creare polemica è stata la decisione di rinnovare il Cda prima delle elezioni amministrative, gesto considerato dalle opposizioni come “un’operazione di mera spartizione delle poltrone“. Ma non è l’unico scivolone dell’Amministrazione: l’Ordine dei Commercialisti pone l’accento sul fatto che il Cda, aumentato da 5 a 7, sia “costituito da soli uomini, escludendo la componente femminile”.
Oltre al nuovo presidente Federico Bricolo, il Consiglio di Amministrazione è composto da: Romano Artoni, nominato vicepresidente, già consigliere della società fieristica dal 2017 e vicepresidente dal 2017 al 2019 e presidente di UniT, società informatica del Gruppo Unicredit; Maurizio Danese, alla guida di Veronafiere SpA dal 2015 e per due mandati, presidente AEFI (Associazione Esposizioni e Fiere italiane) e vice presidente Pregis SpA; Matteo Gelmetti, confermato vicepresidente e vicepresidente PTSCLAS SpA; Alberto Segafredo, Ad di Ven-to, analista finanziario e membro del Comitato finanza di Fondazione Cariverona; Alex Vantini, presidente Coldiretti Verona; Mario Veronesi, presidente del Gruppo Veronesi SpA.
“Apprendiamo dai media che il Consiglio di Amministrazione di Verona Fiere S.p.A, nominato ieri con un numero di componenti aumentato da 5 a 7, è costituito da soli uomini – scrive in una nota il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Verona -. Veronafiere si è così dotata di un organo amministrativo e di un organo di controllo con personalità e professionalità esclusivamente maschili, escludendo la componente femminile. Con questa scelta la città di Verona, attraverso il voto espresso da alcune tra le sue massime istituzioni tra cui il Comune, socio di maggioranza relativa al 39,48% e la Camera di Commercio, socio al 14,36%, oltre che dai soci appartenenti al mondo finanziario, ha ignorato il principio del rispetto della parità di genere. Un’opportunità persa per la città, e un pericoloso passo indietro nel rispetto e nella promozione delle pari opportunità”.













