Home Articoli Liste di attesa, lo Spi Cgil Verona chiede più trasparenza: “Quanto è grande il sommerso?”

Liste di attesa, lo Spi Cgil Verona chiede più trasparenza: “Quanto è grande il sommerso?”

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“Com’è possibile che le performance della sanità veronese risultino essere sempre al top sulla carta ma poi quando i cittadini cercano di accedere ai servizi vanno quasi sempre incontro ad un calvario? Se lo è chiesto, su sollecitazione di tante pensionate e pensionati, lo Spi Cgil Verona, il Sindacato dei pensionati della Cgil, giungendo alla conclusione che c’è assoluto bisogno di rendere trasparenti e accessibili al pubblico le agende di prenotazione delle strutture sanitarie pubbliche ben al di là delle statistiche che vengono pubblicate nell’area Trasparenza del sito dell’Ulss.

Infatti, scorrendo le performance dei poliambulatori dell’Ulss 9, si nota subito che pur con qualche significativa eccezione su ecografie ed ecodoppler, la stragrande maggioranza di visite, esami o interventi effettuati a Verona risultano rispettare i tempi di attesa prefissati, presentando inoltre tempi medi di erogazione quasi sempre conformi alla classe di priorità assegnata dal medico curante a 10 o 30 o a 90 giorni.

Dall’altro lato, però, la reale “esperienza utente” vede molti cittadini che, dovendo prenotare una visita con regolare prescrizione medica, spesso si sentono rispondere che “Non c’è posto, richiami”. Questo significa che l’agenda di prenotazione è stata chiusa, bloccata, temporaneamente sospesa, probabilmente per mancanza di posti disponibili. Pur essendo espressamente vietato, il blocco delle liste di attesa continua ad essere una pratica ancora molto diffusa.

Per ovviare a questo problema, la Regione Veneto ha istituito le cosiddette “liste di galleggiamento”, le quali corrispondono alla risposta: “Non c’è posto, ma se si libera qualcosa la ricontatteremo”. Analizzando la grandezza di queste liste di galleggiamento, la Rimodulazione del Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste d’attesa della Regione Veneto, indica che le prestazioni “in galleggiamento e sospese al 01.01.2022” sono nel Veneto 202.742 mila, a cui vanno aggiunti 42.058 interventi chirurgici da effettuare in regime ambulatoriale ancora da prenotare per un totale di circa 250 mila mila prestazioni.

Per fare un confronto, le prestazioni specialistiche sospese causa Covid al 30 Aprile 2021 ammontavano a 320 mila nel Veneto (di cui ben 208 mila nel veronese). C’è voluto tutto il 2021 per recuperarne il 70%. Al 1° gennaio 2022 ne restavano da evadere ancora 101 mila di cui 75 mila circa a Verona.

Lo Spi Cgil Verona sottolinea inoltre che a seconda del criterio di valutazione, l’arretrato può essere anche più vasto. Se ad esempio si prende come riferimento la produttività del sistema nel 2021 rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia, il Piano delle Performance dell’Ulss 9 dice che nel solo territorio veronese e per i soli primi dieci mesi del 2021 mancano all’appello 248.386 visite ambulatoriali e 3.000 ricoveri non urgenti. “Le prestazioni sono nel totale di poco inferiori ai livelli pre-pandemia, ma non in maniera omogenea; la riabilitazione non ha ripreso i volumi 2019 (-37%) ed anche le altre branche risultano sotto il 2019 (-24%)” si legge nel rapporto.

Spi Cgil chiede quindi all’Ulss e alla Regione Veneto di intraprendere una strada di trasparenza pubblicando integralmente le agende sanitarie delle strutture erogatrici con l’indicazione del numero di prestazioni giornaliere effettuate e dei giorni alla settimana nei quali viene svolto il servizio.



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