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Riso, buona annata ma con un calo di produzione del 10%

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Buona qualità e quotazioni in rialzo per il riso veronese, anche se la produzione è in calo rispetto agli anni precedenti del 10%. Questo è in sintesi il bilancio della raccolta che chiude un’annata complessivamente positiva.

La superficie coltivata a riso in  provincia di Verona nel 2020 è stata in leggera flessione rispetto all’anno precedente, con 2.180 ettari (-2,6%) che costituiscono il 90% degli investimenti regionali (3.240 ettari). Il Vialone Nano igp resta il prodotto di nicchia, venduto soprattutto a livello locale, con una quota di produzione attorno al 80-85%, seguito da Carnaroli (10%) e altri risi.

“A raccolta terminata, per il riso veronese c’è da registrare un calo di produzione – dice Andrea Lavagnoli, presidente provinciale di Cia -. La qualità è invece in linea con quella del 2020 e i prezzi stanno salendo in conseguenza di una situazione geopolitica complessa, che vede Cina e Stati Uniti accaparrarsi materie alimentari dall’Europa. In Europa l’Italia esporta principalmente in Germania e in Gran Bretagna ma, a seguito del protocollo siglato nel 2020, flussi di esportazione sono aperti verso la Cina”

“La qualità è buona, ma la produzione è in calo almeno del 10% – afferma Romualdo Caifa, presidente dei risicoltori di Confagricoltura Verona -.  L’annata si era aperta nel modo migliore, con un periodo molto piovoso tra aprile e maggio perfetto per la semina in asciutta che viene fatta dalla maggior parte dei risicoltori scaligeri. Il freddo di maggio poi ha leggermente rallentato la crescita, anche se il caldo ha in seguito consentito un certo recupero. I prezzi sono invece positivi, in aumento del 10%, anche in virtù delle scorte bassissime rimaste di Vialone Nano”.

L’attenzione degli imprenditori è ora indirizzata su tre aspetti: Il primo è la scadenza della clausola di salvaguardia, il 18 gennaio 2022, che, in considerazione del carattere strategico del riso, come si è visto in questi mesi di pandemia, a livello Ue renderà necessaria l’introduzione di dazi sull’import. La seconda è la messa al bando da parte dell’Ue a partire dal gennaio 2023 del glifosate, prodotto chimico erbicida usato su larga scala. Infine c’è l’avvio della nuova Pac con i forti rafforzamenti ambientali che introduce, a cui le aziende risicole dovranno adattarsi. Poiché si teme l’importazione di riso da altri Paesi, se i prodotti agricoli europei sono vincolati a parametri di rispetto della salvaguardia ambientale, della salute e delle condizioni di lavoro, l’Ue non potrà sottrarsi dal pretendere, in modo tracciato e verificabile, che ciò si verifichi anche sui prodotti importati, senza ammettere alcuna soglia di tolleranza. Nella nuova fase che ci attende con la nuova politica agricola e con l’aumento dei costi energetici, l’Ue dovrà inoltre accordare sostegni concreti ai risicoltori per le innovazioni necessarie per far fronte alla coltivazione, a seguito del minor uso o abbandono di prodotti chimici. Naturalmente, al di là delle fluttuazioni di mercato, rimane prioritario che la filiera nazionale possa avere prospettive durevoli: il patrimonio risicolo italiano deve poter contare su contratti con le altre componenti della filiera, che garantiscano il riconoscimento del valore delle produzioni.



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