Anche Bertucco torna sulla questione del verde pubblico, un patrimonio che passa spesso inosservato, ma che resta importantissimo per il benessere cittadino. Il Comune di Verona, nel bilancio arboreo nel 2017, (fine mandato Amministrazione Tosi) scriveva quanto segue: “… La Città di Verona ha una superficie totale di mq 198.920.000. I dati in nostro possesso evidenziano una consistenza del verde urbano a gestione comunale di mq 3.629.000 al 31.12.2016 (ultimo dato disponibile), … La superficie di verde a gestione pubblica sul totale della superficie comunale è pari al 2,16% e il verde per abitante è di mq 33,70. È evidenziato un incremento, tra il 2012 e il 2017, di mq. 203.895 …”.
Fatta un’analisi di dettaglio dei dati, emergono aspetti interessanti rispetto al “bilancio arboreo” redatto dal Comune di Verona alla fine del quinquiennio 2012-2017: dei 3,6 milioni metri quadri di verde censiti, solo la metà è effettivamente fruibile alla generalità dei cittadini.
“Secondo i dati dell’Amministrazione Sboarina le aree verdi sarebbero invece passate da 1.348 a 1.573 e la superficie delle stesse da 3.629.000 mq a 4.800.000 mq. Tutto questo sarebbe avvenuto durante i quattro anni di questa amministrazione”, commenta il Consigliere comunale.
Qui il consigliere di Sinistra in Comune elenca le varie tipologie di verde pubblico: il verde racchiuso in “giardini, piazze e piste ciclabili” rappresenta infatti appena il 40% del verde totale (in numero assoluto 1,44 milioni di metri quadri) mentre quello compreso nelle scuole (asili nido, scuole elementari, medie e superiori), parchi gioco e negli impianti sportivi – dunque accessibile soltanto agli utenti di queste strutture – rappresenta il 35% del totale. C’è poi una particolare tipologia di verde “fruibile”, per così dire, soltanto dagli automobilisti, è il verde stradale” degli spartitraffico, che a Verona pesa per ben il 10% circa del totale censito.
La quota di verde aperto a tutti riesce a superare la metà del totale soltanto se si mette in conto anche quello chiamato “provvisorio” che è dato sostanzialmente dalla cintura dei forti e bastioni (il 12,5% del totale). “Visti però i pochissimi investimenti dedicati al Parco delle Mura e dei Forti, la cui valorizzazione è ancora affidata in massima parte al buon cuore del volontariato – commenta Bertucco -, è lecito domandarsi quanto del verde provvisorio sia fruibile in sicurezza. Questa analisi dovrebbe suggerire a chi di dovere l’urgenza di attuare investimenti sostanziali in parchi, cominciando dai quartieri più svantaggiati”.
Le aree verdi urbane hanno un ruolo fondamentale poiché sono capaci di contrastare numerose criticità ambientali e meteo- climatiche: rimozione di inquinamenti atmosferici (PM10, biossido di azoto, biossido di zolfo ed ozono), riduzione di inquinanti delle acque di drenaggio (fitodepurazione), mitigazione del rischio idraulico ed idrogeologico, attenuazione degli effetti delle isole di calore urbane sulla salute pubblica (termoregolazione del microclima urbano). Misure e soluzioni denominate Nature-based – ossia basate sulla natura – sono state ampiamente riconosciute come elementi centrali delle politiche innovative per la resilienza e la transizione ecologica, sia a livello europeo che a livello nazionale.
“Secondo l’ultimo rapporto ISPRA del 2021 la città di Verona risulta essere tra i primi cinque Comuni italiani, tra quelli con più di 100.000 abitanti, per tasso di suolo consumato – conclude Bertucco -. Nell’ultima decade tale fenomeno di impermeabilizzazione dei suoli procede, nel territorio comunale, ad un ritmo medio di 11-25 ettari all’anno, a discapito di suoli vegetati ed agricoli. Tali dinamiche, sovente irreversibili, di cambio di copertura del suolo richiedono una particolare attenzione alla dimensione ed alla distribuzione delle aree verdi in città”.













