Sul caso dei venti beagle consegnati all’Aptuit di Verona, e destinati a subire esperimenti in vivo, le associazioni animaliste hanno da subito chiesto chiarezza. Per questo Enpa, Lav, Leidaa, Lndc e Oipa avevano presentato nelle scorse settimane al Comune scaligero un’istanza di accesso civico agli atti per sapere quale sia stata l’attività di autorizzazione, concessione e controllo svolta dall’amministrazione sull’impiego degli animali.
“Sono troppi i silenzi e le zone d’ombra che circondano questa vicenda – dichiarano le associazioni -. La sperimentazione animale, che noi fermamente condanniamo, pone problemi etici che interrogano, o dovrebbero interrogare, tutti. E sull’avvio degli esperimenti la trasparenza è d’obbligo”.
Subito era stata chiamata in causa anche l’ULSS 9 Scaligera, che ha il compito di verificare la correttezza di tutte le procedure. “L’esito di tutta questa attività di controllo – commenta il Dr. Stefano Adami, Direttore dei Servizi Veterinari dell’ULSS 9 – consente di affermare che Aptuit-Evotec opera in piena corrispondenza con quanto disposto dalla normativa comunitaria e nazionale e manifesta la volontà di superare i requisiti minimi richiesti. L’azienda, infatti, aderisce a un protocollo volontario di certificazione, denominato AAALAC (Association for Assessment and Accreditation of Laboratory Animal Care International), che promuove l’umanizzazione degli animali destinati ad attività di sperimentazione attraverso programmi di accreditamento e valutazione dell’intero processo di cura e mantenimento”.
Ma evidentemente queste rassicurazioni non sono bastate alla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (presieduta dall’On. Michela Vittoria Brambilla) che ieri (10 ottobre) ha promosso, a Verona, una manifestazione per chiedere la liberazione dei beagle. Un corteo composto, ma agguerrito, che ha attraversato il centro, tra piazza Cittadella e Corso Porta Nuova, per chiedere a gran voce la liberazione degli animali e la fine delle sperimentazioni.













