Il riesplodere della pandemia ha portato a nuove emergenze purtroppo sottovalutate. Gli ospedali esplodono e si consiglia così di curarsi a domicilio. Di fatto però i positivi al Coronavirus, isolati a domicilio, sono abbandonati a se stessi e senza risposte. Per essere aiutati bisogna eseguire una serie di alchimie medico-sanitarie e passaggi vari (che fai in tempo o a guarire o a morire). Nel concreto se sei a casa ti devi arrangiare con parenti e amici, sperando che siano in grado di aiutarti e se serve l’ossigeno devi organizzarti con le bombole.
Per il momento l’assistenza domiciliare sembra arrangiarsi e reggere. Il sistema a catena che parte dal medico di base, passa dall’Ulss, arriva al SISP e da questo all’Usca (Unità Speciale di Continuità Assistenziale), secondo i rappresentanti sanitari per il momento tiene ma con mille infinite difficoltà per centinaia di persone chiuse in casa perchè positive.
Molte però sono le proteste, sempre più forti. Tantissimi si sentono abbandonati e la disponibilità dei tamponi scarseggia. Sta di fatto che i centralini della Caritas diocesana vanno in tilt per le chiamate di positivi che cercano aiuto. A questo limite di assistenza si aggiungono i casi di malattie collegate. E’ in forte aumento la depressione che colpisce anche chi non ha preso il virus e molti sono i casi di anziani o persone sole e deboli che si abbandonano al destino cercando di farla finita. Basta parlare con gli psichiatri dell’Ulss o degli ospedali per avere conferma. Insomma dobbiamo fare i conti con i morti da Covid e dintorni, ma quelli purtroppo non se li fila nessuno.













