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Inedito – esclusivo: quel piacerino fatto a Daverio

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È morto a 70 anni Philippe Daverio, io lo conoscevo da più di 25 anni, quando collaboravo con Repubblica e L’Espresso e frequentavo assiduamente Milano. Poi fui eletto senatore e il parlamentare Formentini divenne il primo sindaco leghista della città meneghina. Daverio lo vedevo in alcune serate in case private nella città lombarda in quella che allora si chiamava “la Milano da bere”, poi a Roma nel salotto di Maria Pia Dell’Utri e della nobildonna Donatella Pecci Blunt. Un giorno, ero al Senato, venni convocato d’urgenza dal grande capo Umberto Bossi. Arrivai con il fiatone e un po’ di batticuore, perché quando Umberto chiamava, era l’epoca che  “ce l’avevamo tutti durissimo”, erano rogne o erano sfighe. Entrai a Montecitorio nella stanza del capo e mi trovai schierati Bossi, Speroni, che era il mio capogruppo al Senato, e il freschissimo sindaco di Milano Formentini. Tutti mi chiesero una cosa: “Tu che sei giornalista e ci rappresenti la Commissione bicamerale Rai, e sappiamo conosci Philippe Daverio, personaggio di grande cultura, ma anche imprevedibile ed estremamente estroverso, come lo giudichi?”. Risposi: “Bene, simpatico, colto, preparato, certamente un po’ pazzoide – precisai, ricordo molto bene – un grande appassionato di arte e di cultura”. “Ma se tu fossi sindaco lo prenderesti come assessore alla cultura?”. Risposi: “Certamente sì” da sempre convinto che negli assessorati debbano andarci esperti del settore.“Grazie”, fecero vari commenti e mi lasciarono tornare al mio lavoro a Palazzo Madama. Dopo qualche giorno, sul mio pesantissimo cellulare antesignano Motorola, mi telefonò Philippe: “Parlo con Achille Ottaviani?”. “Si” e con il suo inconfondibile accento mi disse: “Sono Philippe Daverio. Volevo ringraziarti perché mi hanno sussurrato che il tuo giudizio sulla mia persona è stato importante. Sono diventato assessore alla cultura del Comune di Milano”. Rimasi in silenzio e risposi che ero felice e che non avevo detto nulla di particolare se non quello che pensavo. Poi ci incrociammo in alcune occasioni ufficiali e ogni volta erano grandi pacche sulle spalle, abbracci, miei commenti crudeli sui suoi abbigliamenti di un’alta epoca e allegre battute come fossimo vecchi amici, cosa che nella realtà non siamo mai stati. Purtroppo un male incurabile se l’è portato via a 70 anni, non senza poche sofferenze. Sono certo che ora starà disquisendo con il suo unico e particolare accento con San Pietro, che lo ha sicuramente accolto a braccia aperte essendo Daverio una persona buona, generosa e di straordinaria e umile grande cultura.

Achille Ottaviani



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