Verona prova a candidarsi come capitale della cultura del vino in Italia. E lo fa partendo da Vinitaly 2026, dove istituzioni, produttori e mondo accademico hanno rilanciato con forza il progetto di un centro nazionale dedicato al vino, capace di unire promozione, ricerca e turismo.
L’occasione è stato il panel “Verso un centro nazionale per la promozione della cultura del vino”, ospitato nella Sala Vivaldi di Veronafiere, all’interno del nuovo format Vinitaly Tourism. Ad aprire i lavori il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e il presidente di ICE Matteo Zoppas.
Cultura del vino come leva strategica
Al centro del confronto, la necessità di rafforzare il Sistema Italia attraverso una valorizzazione più strutturata della cultura vitivinicola.
“Per esplodere la grande potenzialità culturale del nostro Sistema Vino è fondamentale supportare la creazione di musei nazionali dedicati a eccellenze italiane. Diventa essenziale, inoltre, favorire l’innovazione e la digitalizzazione della comunicazione di settore” ha dichiarato Roberta Garibaldi, docente ed esperta di enoturismo.
Una linea condivisa anche da Diego Begalli, presidente della Fondazione MUVIN, che ha riportato al centro il progetto di Verona.
“Il settore vitivinicolo sta attraversando una fase di trasformazione profonda, determinata da cambiamenti nei consumi, nelle percezioni sociali e negli equilibri di mercato che non hanno precedenti negli ultimi decenni. In questo contesto, diventa strategico riposizionare il Sistema Vino Italia valorizzandone la dimensione culturale e il potenziale enoturistico. È da qui che nasce il progetto di un centro nazionale della cultura del vino: un hub di nuova generazione dove si possano incrociare esperienze immersive, ricerca e formazione, aziende e turismo. Un progetto che sostenga e connetta le realtà esistenti, dalle cantine ai musei aziendali, fino ai consorzi di tutela. Un ponte tra vino, cultura e innovazione, capace di valorizzare l’identità produttiva e turistica del Paese e, allo stesso tempo, rafforzare il posizionamento competitivo delle nostre imprese”.
Il modello internazionale e il sostegno dei produttori
Il progetto MUVIN guarda ai grandi modelli europei, come la Cité du Vin di Bordeaux, per colmare un vuoto ancora presente in Italia.
A sostenerlo nomi di primo piano del settore: Albiera Antinori (Marchesi Antinori), Piero Mastroberardino (Mastroberardino), Alessia Pasotti (Masi) e Luca Giavi (Consorzio Prosecco DOC).
“Ben venga un nuovo hub dedicato al valore culturale del vino, in quanto elemento chiave per poter rafforzare il network tra produttori, aziende e istituzioni. I grandi modelli internazionali devono essere ispirazione ma anche punti di riferimento da cui recepire ciò che non funziona e può essere migliorato nell’ideazione del primo museo di questo tipo in Italia” ha dichiarato Piero Mastroberardino.
“Non vediamo competizione ma sinergia tra il progetto Muvin e le iniziative delle singole aziende. Ci aspettiamo che un hub internazionale come quello progettato dalla Fondazione porti valore ai produttori” ha aggiunto Alessia Pasotti.
“Questo progetto sarà un punto di partenza, non di arrivo, per la cultura del vino italiano. Creerà ponti con i territori e dovrà rappresentare tutte le nostre filiere. I campanilismi, in un momento di grande difficoltà del settore, devono essere superati, guardando alla realizzazione di un centro nazionale come obiettivo primario e unitario” ha sottolineato Luca Giavi.
“Grazie al recente riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio UNESCO, il nostro vino ha oggi uno strumento di marketing e visibilità davvero straordinario. Un museo sulla cultura del vino apre le porte a nuovi modi per raccontare questo nostro valore” ha concluso Albiera Antinori.
Verona al centro dell’enoturismo
Il progetto MUVIN, nato nel 2022, punta a creare a Verona un vero e proprio hub internazionale della cultura del vino. Non solo museo, ma piattaforma capace di unire educazione, turismo, innovazione e sostenibilità.
Dietro l’iniziativa c’è una rete ampia e trasversale: associazioni agricole come Coldiretti, Confagricoltura e Cia, il sistema dei consorzi con Avive, il commercio con Confcommercio e Confesercenti, fino al mondo della cooperazione con Confcooperative.
Un’alleanza che punta a trasformare il vino in una leva strategica per il territorio, con ricadute dirette su turismo ed economia locale.
Il messaggio emerso da Vinitaly 2026 è chiaro: il progetto c’è, il sostegno anche. Ora la sfida è passare dalle idee alla realizzazione, per portare a Verona il primo centro nazionale della cultura del vino.













