Un nuovo nemico minaccia l’agricoltura e il verde urbano veronese. Si chiama Popillia japonica, il coleottero giapponese già segnalato anche tra Verona e Treviso, e classificato dall’Unione europea come organismo nocivo da quarantena prioritario.
Una minaccia concreta per territorio e imprese
L’insetto è particolarmente aggressivo: attacca numerose specie vegetali e può provocare danni rilevanti a colture agricole, vivai, parchi e giardini. Un impatto che riguarda direttamente anche il comparto vitivinicolo, pilastro dell’economia locale.
Le attuali strategie di contenimento, basate soprattutto su trattamenti chimici e pratiche intensive, presentano però limiti evidenti: sono spesso poco sostenibili e difficili da applicare su larga scala.
La risposta dell’Università di Verona
In prima linea c’è l’Università di Verona, che ha già avviato lo sviluppo di un bioinsetticida innovativo basato su tecnologie di RNA interference (Rnai). Si tratta di una soluzione avanzata, capace di colpire selettivamente il coleottero nelle diverse fasi del suo ciclo vitale, riducendo al minimo l’impatto sugli ecosistemi.
Il progetto si inserisce all’interno di Protecto – Prevenzione e riduzione dei danni, tutela degli ecosistemi e contenimento di Popillia japonica, finanziato con 1,3 milioni di euro dal Ministero dell’Agricoltura.
Un progetto nazionale coordinato dal CREA
L’iniziativa coinvolge, oltre a Verona, anche le Università di Brescia e Torino, sotto il coordinamento del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea).
All’interno del progetto, il Dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo scaligero avrà un ruolo centrale. Le attività sono coordinate dal professor Nicola Mori e integrano competenze multidisciplinari: dall’entomologia alle biotecnologie microbiche, fino allo sviluppo di protocolli di difesa applicabili direttamente in ambito agricolo.
Ricerca, formazione e impatto sul territorio
Il progetto rappresenta anche un’importante occasione per studenti, dottorandi e giovani ricercatori, coinvolti in una ricerca ad alto impatto e strettamente legata alle esigenze del territorio.
“Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come l’Università di Verona sappia integrare ricerca di frontiera, formazione avanzata e impatto sul territorio. Di fronte a sfide complesse come quella posta dalla Popillia japonica, è fondamentale sviluppare soluzioni innovative ma anche sostenibili, capaci di tutelare l’ambiente e al tempo stesso supportare il sistema produttivo – dichiara Matteo Ballottari, prorettore alla Valorizzazione delle Conoscenze dell’Università di Verona – Il finanziamento del Masaf riconosce il valore delle competenze presenti nel nostro Ateneo e rafforza il nostro ruolo come attore chiave nel trasferimento della conoscenza verso la società e le istituzioni”.













