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Autotrasporto in difficoltà: costi alle stelle, Tir in affanno

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L’avvio del 2026 si sta rivelando particolarmente pesante per il settore dell’autotrasporto. L’aumento dei pedaggi autostradali (circa +1,5%) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6%) hanno fatto schizzare verso l’alto i costi fissi, mettendo sotto pressione soprattutto le piccole imprese, che difficilmente riescono a compensare questi rincari con rimborsi o crediti d’imposta.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, se il prezzo del diesel dovesse restare invariato per tutto l’anno, ogni mezzo pesante delle imprese più piccole potrebbe subire un aggravio medio annuo di circa 2.000 euro solo per il carburante. Una stangata che rischia di compromettere la tenuta finanziaria di molte aziende del comparto.

A rendere il quadro ancora più critico contribuiscono i ritardi nei pagamenti, una prassi ormai strutturale. Non a caso, lo scorso ottobre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare che richiama i committenti al rispetto dei tempi di pagamento, prevedendo sanzioni fino al 10% del fatturato annuo, irrogabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Costi in aumento e incassi incerti: una combinazione che mette seriamente a rischio molte imprese.

In dieci anni in Veneto perse oltre 2mila imprese

I numeri raccontano una crisi profonda. Negli ultimi dieci anni, in Veneto le imprese attive di autotrasporto sono diminuite di 2.142 unità: dalle 8.808 del 2015 alle 6.666 del 2025, con un calo del 24,3%, superiore alla media nazionale (-22,2%).

A livello regionale, le contrazioni più pesanti si sono registrate in Valle d’Aosta (-34,1%), Marche (-33,4%), Lazio (-32,5%), Friuli Venezia Giulia (-30,5%) e Sardegna (-30,2%). L’unica eccezione è il Trentino-Alto Adige, che segna un +12,1%.

Le crisi economiche succedutesi negli anni hanno inciso in modo decisivo, così come la concorrenza dei vettori dell’Est Europa, particolarmente avvertita nel Triveneto. A pesare è stato anche il processo di aggregazioni e acquisizioni, che ha ridotto soprattutto il numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento che, però, ha portato anche a un aumento della dimensione media delle aziende e a una maggiore produttività del sistema logistico.

Un settore strategico, spesso sottovalutato

L’autotrasporto resta un pilastro dell’economia veneta e nazionale. Oltre l’80% delle merci in Italia viene movimentato su strada almeno in una fase del suo percorso. Senza i camion, produzione, distribuzione e consumi si fermerebbero in poche ore.

Il settore è inoltre fondamentale per il Made in Italy: dall’agroalimentare alla moda, dalla meccanica all’arredo, le eccellenze italiane dipendono da puntualità, flessibilità e qualità del trasporto su gomma, soprattutto per i prodotti deperibili. Senza dimenticare il ruolo cruciale nell’ultimo miglio, che collega porti, interporti, ferrovie e aeroporti ai territori.

Infrastrutture, lavoro e transizione green: i nodi irrisolti

Tra i principali fattori di fragilità restano le infrastrutture obsolete, spesso non adeguate ai volumi di traffico attuali: dalla Romea commerciale all’A4 Brescia-Padova, fino al tratto ancora a due corsie della Venezia-Trieste. Rallentamenti e disservizi si traducono in costi aggiuntivi per le imprese.

Sul fronte economico, i margini ridotti e la forte concorrenza limitano la capacità di investire in mezzi moderni e tecnologie digitali. A questo si aggiunge la carenza di autisti, una professione sempre meno attrattiva per i giovani a causa di orari impegnativi e redditi incerti.

Infine, la sfida ambientale: la transizione verso soluzioni più sostenibili è necessaria, ma richiede investimenti elevati e tempi lunghi, difficili da sostenere senza adeguati strumenti di supporto.

Verona guida il Veneto, Belluno perde di più

Nel 2025, Napoli è la provincia italiana con il maggior numero di imprese di autotrasporto (3.984), seguita da Milano (3.102) e Roma (2.854). In Veneto, Verona guida la classifica con 1.573 ditte, davanti a Padova (1.504) e Treviso (1.094).

Guardando però al confronto con dieci anni fa, è Belluno a registrare la moria più pesante con -34% (-73 imprese), seguita da Treviso (-30%), Rovigo (-28,9%) e Venezia (-28,7%). Un segnale chiaro: senza interventi strutturali, il rischio è che la crisi dell’autotrasporto diventi irreversibile.



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