Un nuovo libro di poesie nato a Verona, già premiato e capace di attirare l’attenzione della critica nazionale. Si intitola “La vita attutita” l’ultima opera di Lorenzo Gabanizza, scrittore, poeta e musicista veronese, uscita da poco e già vincitrice del prestigioso premio “Antonia Pozzi per troppa vita che ho nel sangue”.
La raccolta, accompagnata dalla prefazione di Adele Ricciotti, curatrice delle opere di María Zambrano e traduttrice per Mondadori e Piemme, si presenta come un vero e proprio diario dell’anima. Le poesie si muovono lungo una traiettoria intima e spirituale, intrecciando memoria, quotidianità, natura e trascendenza, dando voce a una vulnerabilità che diventa ricerca di senso e di un Altrove possibile.
Al centro del percorso lirico emerge una presenza costante: Antonia Pozzi, figura con cui Gabanizza avverte una profonda consonanza poetica e spirituale, fino a definirla una sorta di sorella d’anima. Un legame che ha avuto anche un risvolto curioso e significativo: in un’occasione, il critico Marco Marchi attribuì per errore una poesia di Gabanizza, Tu la notte e io il giorno, proprio ad Antonia Pozzi. Un episodio che, più che un fraintendimento, viene letto dall’autore come il segno di una continuità profonda con quella tradizione lirica.
“La vita attutita” si inserisce così nel solco di una poesia che non cerca l’effetto, ma l’ascolto; non l’urgenza del rumore, ma la densità del silenzio. Un’opera che nasce da una ricerca interiore autentica e che, fin dal suo esordio, dimostra di saper parlare a lettori e critici con una voce riconoscibile e coerente.
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