Per ora il Veneto resta tra le regioni più virtuose d’Italia, ma il conto alla rovescia è iniziato. Se oggi gli occupati superano ancora i pensionati, entro il 2029 la bilancia potrebbe rovesciarsi. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della CGIA, che ha elaborato dati Inps e Istat, tracciando un quadro chiaro: la crisi demografica e l’invecchiamento della popolazione stanno erodendo la base dei lavoratori attivi, e presto gli assegni pensionistici supereranno le buste paga.
Nel 2024 in Veneto si contavano 2,2 milioni di lavoratori (tra dipendenti e autonomi) a fronte di 1,8 milioni di pensioni erogate, con un saldo positivo di +395.338. Solo la Lombardia fa meglio, con un margine di +803.180. Ma le previsioni sono tutt’altro che rassicuranti: entro il 2029 usciranno dal mercato del lavoro circa 291.200 addetti per raggiunti limiti di età, e il ricambio generazionale appare insufficiente.
📍 Padova, Verona e Treviso le più virtuose
Nel dettaglio, la provincia più solida è Padova (+99.804 lavoratori rispetto ai pensionati), seguita da Verona (+98.955) e Treviso (+76.848). Bene anche Vicenza (+67.773), Venezia (+52.000) e Belluno (+1.998). La situazione più critica è quella di Rovigo, dove il sorpasso è già avvenuto: i pensionati superano i lavoratori con un saldo negativo di -2.040.
📉 Denatalità e invecchiamento mettono in crisi il sistema
Secondo la CGIA, il peggioramento è legato a tre fattori: la denatalità, l’invecchiamento della popolazione e un tasso di occupazione inferiore rispetto alle regioni europee più avanzate. Meno contribuenti attivi significa più percettori di welfare, un trend che non riguarda solo l’Italia ma gran parte dei Paesi occidentali.
👷♂️ Anzianità crescente tra i lavoratori
Sul fronte dell’età media dei lavoratori, il Veneto si colloca tra le regioni “meno anziane” d’Italia, con un indice di 62,7 (contro una media nazionale del 65,2). Ma anche qui il ricambio è lento: ogni 100 lavoratori sotto i 35 anni, ce ne sono 62,7 sopra i 55.
In sintesi, il Veneto resta un modello di equilibrio economico e produttivo, ma il tempo stringe. Senza nuove politiche demografiche e occupazionali, il sorpasso tra pensioni e stipendi rischia di diventare realtà entro il prossimo decennio.


















