Si accende il dibattito sulla variante normativa che l’amministrazione comunale di Verona sta elaborando e che, se approvata, introdurrebbe l’obbligo di cambio di destinazione d’uso da residenziale a turistico per chi intende aprire nuove locazioni brevi.
Una misura che punta a bloccare la crescita incontrollata degli affitti turistici, ma che ha già sollevato reazioni contrastanti tra operatori e proprietari.
Il presidente Edoardo Nestori, alla guida dell’Associazione Locatori Turistici Veneto – la più rappresentativa della regione e tra le prime tre in Italia per numero di iscritti – ha espresso una posizione articolata, che apre al dialogo ma pone anche paletti precisi.
“L’associazione ha sempre sostenuto il libero mercato, purché con regole chiare e legalità per tutti, altrimenti si ha concorrenza sleale. Siamo anche sempre stati fin dalla nascita disponibili e interessati ad una piena collaborazione con le istituzioni locali, e con gli altri attori del sistema turismo, nel rispetto delle normative nazionali e locali, anche urbanistiche” – afferma Nestori.
Il presidente riconosce la necessità di contenere la crescita “selvaggia” delle locazioni brevi, ma mette in guardia dai rischi di un intervento mal calibrato:
“Siamo aperti a proposte che possano limitare una crescita selvaggia delle locazioni turistiche, che avviene soprattutto quando entrano sul mercato grandi gruppi non locali, che spesso snaturano l’essenza dell’ospitalità, come è successo negli ultimi mesi”.
Nestori sottolinea inoltre la necessità di tutelare gli investimenti già realizzati:
“Ovviamente ci tengo a ribadire che qualsivoglia provvedimento deve essere assolutamente non retroattivo perché gli investimenti, il lavoro e l’energia spesa dai locatori deve essere tutelata”.
Più critico invece il giudizio sullo strumento scelto dal Comune:
“Pur non volendo entrare in dettagli tecnici e burocratici, tuttavia nutriamo parecchie perplessità su un provvedimento che vada ad intervenire sul cambio di destinazione d’uso, poiché lo riteniamo di difficile, se non impossibile, applicazione oltre che lesivo della proprietà privata, poiché deve esser fuor di dubbio che i proprietari privati sono e devono restare liberi di gestire al meglio i propri immobili”.
E conclude: “Quindi in un certo senso approviamo il fine ma non il metodo”.













