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Un’Italia fuori controllo… ma viva!

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Dal nostro inviato a Debrecen, Dimitri.

Non solo in campo, ma anche sugli spalti la sfida Israele-Italia ha regalato emozioni contrastanti. A Debrecen, nel match valido per le qualificazioni al Mondiale 2026, i pochi tifosi azzurri presenti hanno dato vita a una protesta che ha fatto discutere: durante l’inno israeliano “Hatikvah” si sono voltati dando le spalle al campo e alla bandiera dei padroni di casa, accompagnando il gesto con fischi sonori.

Una partenza decisamente tesa per una partita già ampiamente criticata, che poi si è trasformata in un incredibile 5–4 per gli uomini di Gattuso, una vittoria che mantiene accesa la fiammella di speranza per la qualificazione, ma che evidenzia difetti strutturali da non sottovalutare.

Partita da surrealismo calcistico

In campo non c’era traccia di logica, né tattica: una notte di errori clamorosi e improvvise riscoperte di orgoglio, che Gattuso dovrà archiviare salvando solo il risultato. Per due volte l’Italia è stata sull’orlo del baratro, e per due volte si è rialzata. Nel primo tempo Israele avanti con merito, poi ancora in apertura di ripresa. Per un’ora, gli azzurri hanno camminato sul filo rischiando l’eliminazione diretta.

Se la sconfitta sarebbe stata una pagina nera della nostra storia calcistica, la rimonta diventa invece un segnale di vita da non disperdere.

I protagonisti della rimonta

Tra i volti simbolo, spiccano la doppietta di Moise Kean, finalmente protagonista da leader, l’intesa con Retegui, l’impatto fulmineo di Raspadori — a segno appena entrato — e la zampata finale di Tonali, anima e cuore di questa nazionale.

Il ct a fine gara ha sorriso amaro: “Abbiamo preso gol assurdi, siamo dei pazzi ma abbiamo reagito.”

Tra speranze e conti da fare

La classifica dice che Israele è stato agganciato al secondo posto, ma con una partita in più rispetto ai rivali. Differenza reti: +5 per l’Italia (12-7), ancora lontana dal +11 della Norvegia. La strada verso il Mondiale resta in salita: non basterà l’eroismo di una notte, serviranno concretezza e normalità.



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