È polemica aperta a Verona sulla questione sicurezza. A far esplodere il caso è stata la recente assegnazione di quasi 1.100 nuovi agenti su scala nazionale da parte del Ministero dell’Interno: alla città scaligera ne sono arrivati solo due, e non operativi, ma destinati alla scuola di Polizia di Peschiera. Il risultato? Nessun rinforzo diretto per la Questura o i commissariati cittadini.
Un dato che ha fatto insorgere il Partito Democratico veronese, che attacca frontalmente i rappresentanti locali di centrodestra: “La destra veronese è incapace oppure gioca sporco?”. A firmare l’affondo sono il capogruppo in Consiglio comunale Fabio Segattini e il segretario provinciale Franco Bonfante, che accusano Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia di “complicità o inadeguatezza”, citando uno ad uno i nomi dei parlamentari scaligeri: Ciro Maschio, Marco Padovani, Paolo Tosato, Maddalena Morgante, Matteo Gelmetti, Gianmarco Mazzi, Paola Boscaini e Flavio Tosi.
“Chiediamo se intendano finalmente darsi da fare per portare rinforzi ai sempre più esangui organici della questura, oppure se continueranno a fare gli imboscati fino a fine mandato”, attaccano i dem, sottolineando che “a farne le spese non è il centrosinistra ma l’intera cittadinanza scaligera”.
Borchia (Lega) replica: “In arrivo agenti in autunno”
La risposta non si è fatta attendere. Il segretario provinciale della Lega, Paolo Borchia, ha bollato le accuse come “polemiche lunari da parte di chi per anni ha ridotto all’osso gli organici delle Forze dell’ordine”. Secondo Borchia, “la legge di bilancio 2022 ha stanziato un miliardo in dieci anni per rafforzare organici e dotazioni delle forze di polizia”, e annuncia che a novembre anche Verona sarà potenziata, con un’iniezione di personale prevista nella programmazione nazionale.
“Nel solo 2024 sono previste immissioni per circa 4.700 agenti, di cui 1.200 già a giugno per i commissariati e altri 3.500 a novembre destinati a questure e specialità”, sottolinea Borchia. “Questo governo assume e apre nuovi presidi, mentre la sinistra tagliava e chiudeva”.
Il punto politico: parole o risultati?
Nel mezzo dello scontro resta la realtà dei numeri: oggi Verona è fanalino di coda tra le grandi città italiane per rinforzi ricevuti. E resta irrisolto il nodo dei commissariati promessi e mai aperti, in particolare nelle zone della Bassa veronese e del Garda, così come lo stallo sul dossier Città Metropolitana.
Se da una parte la destra rassicura sulla pianificazione futura, dall’altra l’opposizione denuncia assenza di peso politico del centrodestra veronese nelle stanze romane. Chi avrà ragione lo diranno i prossimi mesi. Intanto, le volanti restano poche e i cittadini attendono risposte.













