Nei prossimi giorni, in diverse regioni italiane, si svolgeranno le manifestazioni collegate allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per cambiare la manovra di bilancio del Governo. In Veneto, il giorno di sciopero deciso è mercoledì 14 Dicembre. A Verona si terrà dunque un presidio Cgil in piazza Cittadella a partire dalle ore 10.00. I principali temi di confronto riguardano le disuguaglianze tra i lavoratori dipendenti e le partite Iva e la manovra delle pensioni.
“A fronte di una inflazione galoppante che toglie dalle tasche di ogni lavoratore circa 173 euro al mese – ha commentato la Segretaria generale Cgil Verona Francesca Tornieri – , il taglio del cuneo fiscale vale 28 euro al mese su ogni busta paga fino a 1.500 euro netti. Una mancia risibile a fronte di una situazione socio-economica in costante e sensibile peggioramento. Nel frattempo, con l’estensione del regime fiscale agevolato con imposta sostitutiva al 15%, si regala uno sconto fiscale di 9.600 euro all’anno ai professionisti con un reddito annuo di 85.000, più del doppio del reddito lordo annuo di qualunque lavoratore. Una misura che la Banca d’Italia e la Corte dei Conti hanno additato come costosa e possibile generatrice di forme di elusione fiscale. Per non parlare della normativa di favore costruita su molteplici provvedimenti di rottamazione delle cartelle esattoriali e l’innalzamento del tetto del contate”.
“A parità di reddito un lavoratore dipendente paga circa il doppio dell’Irpef di una partita Iva – ha affermato Tornieri -. C’è bisogno di superare il Job Act e di definire un nuovo Statuto dei lavoratori che elimini le forme di precarietà del lavoro ancora vigenti e metta fine a questa assurda concorrenza tra lavoratori e partite Iva”.
“L’attuale esecutivo fa quadrare i conti della legge di bilancio tagliando sulle pensioni – ha sottolineato Adriano Filice, Segretario generale Spi Cgil Verona – peggiorando le condizioni di vita dei pensionati nel bel mezzo di una delle più gravi crisi sociali del nostro Paese. Aumenta tutto e in questa situazione si privano i pensionati di una parte del loro reddito”.
“Si calcola che Quota 103 – ha continuato Filice – , che ridimensiona anche la promessa di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, interesserà appena 11.340 persone su tutto il territorio nazionale. L’opzione donna è stata di fatto svuotata e l’Ape sociale non è stata allargata né rafforzata. La platea di chi usufruirà di questi tre istituti è di appena 25.615 lavoratori. Per tutti gli altri resta la Legge Fornero. Nessuna risposta, quindi, per chi svolge lavori gravosi, per i precoci, per le donne e per i giovani”.


















