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Alpini: negata la proiezione del tricolore sull’Arena, la politica attacca e la Soprintendenza risponde

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Dopo il divieto da parte della Soprintendenza di proiettare il tricolore sull’Arena, il Soprintendente Tiné spiega le ragioni del suo ufficio: “Un copione che si ripete, sollevando un polverone di inutili polemiche locali”, dice al Corriere di Veneto.

“Senza alcuna anticipazione da parte di nessuno – spiega il Soprintendente – ci è arrivata solo lunedì scorso la richiesta di autorizzazione da parte del Comune di Verona, dalla quale non si riusciva a evincere nemmeno da parte di quale associazione provenisse l’istanza e a quale manifestazione precisa facesse riferimento. Alla richiesta era allegata una mappa senza legenda, qualcosa di assolutamente improcedibile. Solo per intercessione del Sindaco, la questione è stata invece presa in carico in extremis”.

“Com’è possibile che per una manifestazione così si arrivino a chiedere le autorizzazioni all’ultimo minuto in maniera dilettantesca, senza alcun programma e appropriata documentazione? Ma poi qualcuno ha chiesto per la Festa degli Alpini di proiettare il tricolore sul ponte di Bassano? Non mi risulta, e avrebbe avuto invece senso, non vedo perché sull’Arena dovrebbe essere possibile in ogni occasione, riducendola a mero sfondo promozionale di qualsiasi attività, anche quando manca il minimo nesso significante. Meglio riservare questo effetto a una festa propriamente nazionale come quella del 4 novembre” ha concluso Tiné.

Molto decise le parole del comandante del 4° Reggimento Alpini paracadutisti Ranger Fulvio Menegazzo in piazza durante le celebrazioni: “Ricordo questa piazza quando il Verona ha vinto lo scudetto, avevo 10 anni: ricordo come si festeggia in questa piazza. Poco conta, dunque, se qualcuno non ritiene decoroso illuminarla con il tricolore: noi alpini saremo comunque sempre qui, a disposizione della nostra città. Il compito degli alpini, in divisa e non, è difendere i diritti di ogni essere umano alla vita e alla pace”, ha sottolineato Menegazzo.

“La Verona dell’amministrazione di sinistra è quella che mette il cappello sul Gay Pride, ‘benedetto’ di persona dal sindaco Tommasi, e che invece trova il modo di oscurare la festa del corpo degli alpini, rovinando la celebrazione dei 150 anni sulla base di discutibili indicazioni arrivate dalla soprintendenza – dice dalla Lega il consigliere Zavarise -. Una mancanza di rispetto inaccettabile verso un corpo eroico che è simbolo dell’identità nazionale, da sempre composto da persone in prima linea nella difesa e nel soccorso delle comunità, vedi l’impegno durante la pandemia o l’attività di protezione civile”. 

“150 anni di Storia cancellati da una scelta inspiegabile compiuta dalla soprintendenza avvenuta in corrispondenza del tiepido intervento del Sindaco di Verona – dice Rossi di Verona Domani -. Il Soprintendente Tinè, negando la proiezione del tricolore (simbolo della nostra Nazione) nei principali monumenti veronesi e bloccando quindi tantissime attività a pochissime ore da una manifestazione nazionale, dimostra di essere il tipico ingranaggio della burocrazia statale, quella burocrazia che rende sempre tutto complicato al cittadino Italiano”.

“L’Amministrazione comunale, colpevolmente poco energica nel proprio agire, dovrebbe invece prendere una posizione netta a favore di chi da sempre aiuta la nostra comunità soprattutto dal punto di vista sociale e umanitario. In caso contrario sarebbe come avallare la scelta della soprintendenza”.



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