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Ospedale Sacro Cuore: i 100 anni di storia raccontati nel libro ‘Guarite i malati’

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Una storia centenaria, risultato di intuizioni, di visioni profetiche, di amore per i più fragili e di una fede granitica nella Provvidenza. Fede vissuta da un Santo – don Giovanni Calabria – e tramandata come testamento spirituale a coloro che nei decenni hanno raccolto il suo testimone.

Questa è la storia straordinaria dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar raccontata nel libro ‘Guarite i malati‘, edito da Trifolio, in occasione del Centenario (1922-2022) e presentato ieri alla Gran Guardia attraverso le parole dei vertici della struttura – il presidente fratel Gedovar Nazzari, l’amministratore delegato Mario Piccinini e il direttore sanitario Fabrizio Nicolis -, di quelli dell’Opera Don Calabria – don Miguel Tofful – e del curatore, il giornalista e scrittore Stefano Lorenzetto.

Alla tavola rotonda, coordinata da Mario Puliero, direttore di Telearena, sono intervenuti anche il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, e la vicepresidente della Regione Veneto, Elisa De Berti.

Guarite i malati si apre con “uno speciale pensiero augurale” di papa Francesco, che esprime il “vivo apprezzamento per la generosa e amorevole dedizione manifestata verso il prossimo ammalato e bisognoso di cure” e “incoraggia a perseverare in un lodevole atteggiamento di carità”.

A seguire anche gli interventi del presidente del Consiglio Mario Draghi che ha affermato: “La storia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria testimonia il progresso dell’assistenza sanitaria in Italia. Ne illustra la graduale professionalizzazione, il miglioramento delle cure, la vocazione all’innovazione”.

Il presidente della Regione Veneto e Luca Zaia ha sottolineato: “Negrar è un presidio ospedaliero della Regione del Veneto dal 2013, all’avanguardia per tecnologie, laboratori di ricerca e prestazioni”.

Anche il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha voluto dare la sua testimonianza nel libro e come alla Gran Guardia ha esaltato la figura del Santo veronese che “ha diffondere la carità verso i più poveri e abbandonati, verso i giovani, spesso gli smarriti, e specialmente verso gli ammalati, di cui condivise le sofferenze nell’ultimo tribolato tratto della propria vita”.

Anche la vicepresidente della Regione Veneto, Elisa De Berti, si è soffermata sull’origine caritatevole dell’Ospedale e ha sottolineato quanto “l’integrazione tra pubblico e privato nella sanità veneta, avendo come obiettivo il bene del cittadino, sia diventata un modello di efficienza in Italia”.

Sull’eredità di don Calabria è ritornato il superiore generale dell’Opera e sesto successore del Santo veronese, padre Miguel Tofful: “Fede nella Provvidenza e attenzione ai più poveri. Sono questi i pilastri della spiritualità di don Calabria e l’ospedale è un luogo privilegiato dove esprimerli, in quanto anche il più ricco di noi quando perde la salute diventa povero. Ogni qualvolta un medico, un infermiere, un operatore sanitario si avvicinano a un malato curando non solo la malattia ma prendendosi cura di lui come persona, con la sua fragilità emotiva e con i suoi bisogni spirituali, dimostrano nel loro suo agire che Dio è Padre, è Provvidenza”.

L’amministratore delegato Mario Piccinini è uno dei testimoni diretti dell’enorme sviluppo che l’Ospedale di Negrar ha raggiunto nell’ultimo decennio, in quanto entrò per la prima volta al Sacro Cuore nel 1975, come impiegato d’ordine, diventando Ad nel 2015, dopo aver percorso tutti i gradi della gerarchia interna.

“Se oggi l’Ospedale è un’eccellenza il merito va a qualcosa che viene da lontano e che a Negrar ho sempre respirato: si chiama percezione del futuro unita a un forte senso di comunità. San Giovanni Calabria creando la Casa Buoni Fanciulli ha guardato lontano perché ha investito sul bene di quei ragazzi bisognosi. In un contesto ospedaliero percepire il futuro significa avere come obiettivo il bene del paziente. Quando un nostro medico
propone l’acquisto di un macchinario naturalmente viene analizzata la sostenibilità economica di una simile spesa, ma la prima domanda che ci poniamo è questa: qual è il valore aggiunto per il malato? Impossibile dare una risposta senza un continuo dialogo con i nostri medici, sempre attenti alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, e con il resto del personale sanitario che lavora accanto ai pazienti”.



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